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Lo sguardo della madre

semaforoDell’italica onestà non resta che lo sguardo della madre, senza riferimento alcuno al montaggio analogico della” Corazzata Potëmkin” di fantozziana memoria (ah, ma quanta attualità che ancora si trova in quei film!).

È lo sguardo che ho incrociato ieri, ad un attraversamento semaforizzato. Il semaforo era rosso ed io mi sono fermato sul bordo del marciapiede in diligente attesa del verde. Di fronte a me, dall’altro lato della strada, una madre con un bambino anch’essi fermi sul bordo del marciapiede…  Attorno a noi decine di persone che attraversavano la strada in perfetto disordine, incuranti del semaforo e a mala pena incuranti delle vetture, per fortuna poche, costrette a rinunciare , loro malgrado, al diritto di precedenza. Nei loro occhi leggevo compassione e disprezzo per chi, povero fesso, rispettava delle inutili regole. Qualcuno mi ha urtato, forse infastidito dai pochi attimi sprecati a dovermi evitare, insulso ostacolo sulla sua via al successo.

Allora ho notato lo sguardo della donna dall’altra parte della strada, imbarazzata di fronte al figlio che le domandava, tra l’incredulo e il fiducioso, perché non attraversavano anche loro; ho letto nei suoi occhi imbarazzo e frustrazione per l’ingenua domanda a cui era molto difficile rispondere con coerenza, ma anche un minimo di sollievo quando i nostri sguardi si sono incrociati e, per un attimo, non si è sentita sola in questo difficile se non impossibile esercizio di insegnare al proprio figlio il valore del rispetto delle regole.

newgamesSe l’atteggiamento più comune tra gli italiani, siano essi di nascita, acquisiti o aspiranti tali (perché non c’è stata distinzione di razze, sesso o credo religioso nell’attraversare con il rosso)  è credere fortemente che le regole vanno sempre e comunque interpretate a proprio favore, possiamo forse meravigliarci della classe dirigente che questa nazione ha prodotto?

Penso allo sguardo della madre e a quella domanda a cui non ha dato risposta, graziata dal verde che le ha permesso di attraversare finalmente la strada, come un pugile messo all’angolo, ma salvato dal gong dell’ennesima ripresa, ancora una volta persa ai punti contro la furbizia dei diversamente onesti.

M.Bono

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