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Inceneritori a Silea e a Mogliano (ovverosia: béchi e bastonai)

inceneritoriCosì come per gli operatori ecologici (spazzini) e per i diversamente udenti (sordi), i termovalorizzatori non sono altro che ‘inceneritori’. L’impatto ‘zero’ che questi ultimi avrebbero sull’ambiente, non esiste, checché se ne dica e vogliano far credere. Se appallottolo un pezzo di carta, un volantino pubblicitario, e lo lascio lì, avrò un pezzo di carta che potrà dare fastidio, forse, ma che rimane un pezzo di carta. Se lo bruciassi non avrei più il pezzo di carta ma otterrei del fumo

contenente cellulosa e altri componenti chimici derivati dai colori impiegati per la stampa, che si disperderebbe nell’aria e che anche il più stupido tra i Terrestri non potrebbe pensare si riuscisse a ‘controllare’ al 100%. “Ma gli impianti saranno quelli di ultima generazione, sicuri e assolutamente non inquinanti!” dice UNINDUSTRIA. Anche della centrale nucleare di Chernobyl si diceva lo stesso, e così per tutte quelle centrali e quegli inceneritori che oggi sono definiti obsoleti ma che allora erano di ultima generazione, sicuri e assolutamente non inquinanti| (Chiedete all’oste com’è il suo vino!) Ma il fumo, dove andrà? E QUANTO fumo? E la diossina in esso contenuta? E QUANTA diossina? Già, perché per far funzionare a pieno regime due impianti come quelli previsti, (perché rendano) è necessario che di materiale da bruciare ne arrivi tantissimo. Quantità ‘INDUSTRIALI’, oserei dire. Ma perché, in una provincia e in una regione che si collocano al top nella raccolta differenziata? A che scopo far affluire immondizia e scarti industriali da altre regioni italiane ed europee qui? A beneficio di chi? Intrallazzi politici? Do ut des? Non saranno ancora i milioni di finte ecoballe di Napoli? Ma non saranno già arrivate qui, sotto silenzio, nei mesi scorsi? Ricordo che alla TV e sui giornali si parlava di molti anni che sarebbero stati necessari per smaltire i rifiuti di Napoli accumulatisi nel tempo, e di migliaia di camion e vagoni ferroviari diretti all’estero e navi, impegnati in questa immane operazione. Fatto sta che la spazzatura è ‘sparita’. San Gennaro ha fatto o’miracolo. (A danno di chi?) Ma torniamo ai ‘nostri’ inceneritori. Non 1, ma 2 inceneritori, oltre a quello già in funzione a Fusina (VE). Se ho ben compreso, inceneritoriUNINDUSTRIA si propone come il ‘salvatore della patria’. Realizzerà gli impianti, impiegherà quindi manodopera e darà lavoro a parecchie aziende e a parecchie persone in un momento di grave crisi (macchinari, tecnologia, know how). Gestirà gli impianti (più materiale viene conferito, più si guadagna). Gestirà lo smaltimento e lo stoccaggio nei siti individuati dei residui della combustione che inevitabilmente resteranno. I fumi, quelli verranno lasciati a noi, moderni ‘servi della gleba’, che assurgeremo al ruolo di ‘filtri’ umani, e che inaleremo, volenti o nolenti le micropolveri che verranno disperse nell’aria, ancora più piccole e ancor più micidiali delle famigerate (ma ormai di vecchia generazione) PM10. Praticamente, dopo essere costretti a pagare al supermercato e ovunque, un sovrapprezzo per ogni prodotto acquistato in qualsiaisi momento della nostra giornata, dalle vaschette alimentari, alle pellicole in nylon, alle bottiglie in pet o in vetro o in tetrapack, ai barattoli, alle scatole, alle confezioni di ogni genere, agli imballaggi in polistirolo, alla confezione dell’imballaggio dell’imballaggio (non è una ripetizione dovuta a un errore di scrittura) che vengono prodotti e ci vengono imposti dall’industria; dopo essere costretti a pagare fior di quattrini al Comune, sotto forma di tassa di smaltimento rifiuti, e dopo aver riempito i buchi lasciati sul terreno dai cavatori, con questo ciarpame, e riempito le loro tasche con i nostri soldi, dobbiamo assistere ancora una volta impotenti allo scempio del nostro territorio ‘fisico’ e ‘ambientale’. Per conferire il materiale agli inceneritori serviranno migliaia di camion che andranno a intasare ulteriormente strade già al collasso, oppure se ne costruiranno delle altre; dopo il Passante di Mestre, la Pedemontana, la terza corsia… Sempre in nome del Progresso e delle opportunità di lavoro, appestando l’aria già pericolosamente scadente di tutto il nordest. Ah! Povera Marca gioiosa et amorosa! Al posto delle cave: dei begli impianti sportivi di livello internazionale; al posto dei campi per gli asparagi… per i peperoni… per le viti… per il radicchio rosso di Treviso: un bel CAMPO SANTO! Ma non tema UNINDUSTRIA! Anch’io mi farò cremare.

 

http://www.comune.silea.tv.it/Inceneritore/Firma.html

A.T.

1 comment to Inceneritori a Silea e a Mogliano (ovverosia: béchi e bastonai)

  • Claudio Zanin

    Il problema delle polveri ultrasottili riguarda molto da vicino gran parte della Marca Trevigiana, non solamente i comuni di Silea e Mogliano V.to. Invito tutti a far sentire la nostra voce di cittadini per difendere la nostra salute e quella dei nostri figli; firmiamo la sottoscrizione indetta dal Comune di Silea. Firmiamola in tanti, a Treviso, Mogliano, Silea, Casale, Casier, Breda, San Biagio… Difendiamo noi stessi e la nostro bellissima Terra da chi è avvezzo a lasciarsi cadaveri alle spalle in nome del dio denaro, spacciandosi per il salvatore della patria. Basta Eco-‘BALLE’!
    Mobilitiamoci tutti e facciamo in fretta, prima che sia troppo tardi.

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