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Depressione, un durissimo percorso utile a conoscere sè stessi

«Non aver paura del domani. Perché in fondo, oggi è il giorno che ti faceva paura ieri..» Bob Marley

 

A Topolinia, Pippo, ogni mattina al suo risveglio diceva: “Fin qui tutto bene”. Dimostrando, forse inconsapevolmente, di essere meno stupido di quanto si pensi, dopo aver superato un’altra notte, verso un nuovo giorno. E via così.  

Solo che quando l’anima soffre si affronta un altro giorno di merda.

Solo che quando la nostra anima sta molto male, qualcosa di noi sente un dolore forte, che diventa sofferenza e porta ai limiti del nostro tollerare.
Depressione, l’inferno in terra, lo sa chi ci è passato. Gli altri, no.
Passato, si, perché è una malattia da cui si guarisce, se si vuole (*occhio) affrontarla e curarla, ma non è una passeggiata. E’ un percorso. E’ la selva oscura di Dante.
Ma ha dei confini, inizio e fine. Non è noi stessi, è in noi. Per ora.
(* occhio al vuole, volontà, volere).
La volontà di stampo classico contro la depressione non può assolutamente NULLA. Sei nelle sabbie mobili, da fuori ti dicono “Fatti forza”, se ti fai forza, muori. “Loro” non lo sanno, tu non puoi, quella volontà non funziona, non funziona e punto.
Non funziona perché partirebbe proprio da chi o cosa ti ha depresso. Non è il vero Tu quello che si ammala.
“Volli fortissimamente volli”, se sei depresso, lascialo al poeta, risparmialo per quando starai bene. Perché starai bene e ti servirà senz’altro, ma dopo. Ora no, ora è un’altra la volontà che serve e che necessita riconoscere e distinguere dal classico “voglio”.
 
Personalmente definirei questo tipo classico  di volontà come “volontà per forza” (inutile, perfino dannosa mentre sei all’inferno) e la distinguo nettamente dalla forza di volontà, elemento di tutt’altro genere, spesso sconosciuto. Se riesco a scacciare una zanzara, o grattarmi un prurito, se arrivo al bagno per un mio bisogno, o se il mio istinto, più veloce del mio pensiero, mi fa scacciare un ragno che mi cammina su un braccio (e ciò accade anche mentre soffro peggio di un cane bastonato) significa che possiedo un enorme capitale di volontà, del tipo B, sano, da poter usare.
Fidati, se il “volli & voglio” ti sembra morto, la tua forza di volontà non muore mai, c’è, ed è sempre viva, perfino nonostante te.
La depressione è una specie di ragno che ti cammina sull’ “anima” e non lo sai, non la vedi, senti solo l’orribile effetto. Non sei tu depresso, quello è l’effetto, il dolore insopportabile è un pensiero della tua mente, qualcosa lo causa e sarà cacciato via.
Se prendi un raffreddore, tu non sei il raffreddore: hai il raffreddore, sei raffreddato. Appena il tuo raffreddore guarisce, passa, tu stai bene, ti senti bene.
Il raffreddore è una malattia che arriva e se ne va. Accade anche più volte nella vita.
Allo stesso modo, se la depressione è tua, allora tu NON sei la depressione: hai la depressione, ora sei depresso, la depressione guarisce, passa, stai bene, ti senti bene.
La depressione è una malattia che arriva e se ne va.
Senza scomodare Fromm, qualcosa da capire però c’è.
“Più vola alto il gabbiano, più vede lontano”, non è misticismo o religione, è logica, fisica, ragionamento. Se vuoi vedere più in là, devi salire più in alto.
Un millimetro al giorno, di più ora non puoi, purtroppo lo so. Ma la volontà per forza, che richiede uno sforzo, qui non c’entra: si usa l’altra. Anzi, è l’altra che ti usa gratis se glielo permetti, nessuno sforzo. E’ laltra che ti usa, a tuo totale vantaggio, se solo glielo permetti.
 
Vuoi il trucco, la pappa pronta? Eccola qua: ogni cosa che tu definisci tua, non sei il vero Tu.
“Il mio corpo”. Se è tuo, non sei tu.
I miei pensieri. Non sei tu, non sei i tuoi pensieri: tu hai pensieri.
La mia sofferenza. Non sei tu.
La mia anima. (se preferisci, ciò che ti anima, che ti da motivi per fare o non fare…) Non sei tu. Neanche la tua vita sei tu, è la tua vita.
Non sei neanche, o meglio tantomeno, i tuoi ruoli.
Marito, moglie, madre, impiegato… ruoli tuoi, non sei tu.
Ma allora chi cazzo sei?
Per un primo rozzo approccio, tu sei ciò che sente gli effetti del tuo corpo,dei tuoi pensieri, della tua vita, di tutti i tuoi ruoli e dei loro impegni, successi e sconfitte. Tu sei costretto a terra finchè non voli più in alto, vedi il quadro di insieme, e inizi a migliorarne i dettagli come un pittore fa col pennello, come un direttore d’orchestra fa con la bacchetta, come un capitano fa con vele e timone.
Ecco perché il ragnone bastardo ti ha fregato, eri debole, eri piccolo, fragile, quel bastardo ti ha eluso e si è installato come un parassita. Però a causa sua tu ora sei costretto a crescere, salire al ruolo che ti spetta per diritto di nascita.  Perché ora soffri troppo,  lo vedrai, lo caccerai quasi ad istinto. Perde lui, la guerra la perde lui.
Chi sei tu. Credo che capire qualcosa di chi sei tu davvero sia la cura migliore contro la tua depressione.
Tu sei quello che riceve tutte le sensazioni, da tutto ciò che provi, da tutti i ruoli che interpreti, madre di, figlio di, dipendente di, allievo di, amico di… ecc. ecc.
Siamo talmente imprigionati dentro questi ruoli, da credere veramente di essere ognuno di loro, viviamo sballottati tra un ruolo e l’altro, tra le esigenze incompatibili di ognuno di … loro! Loro, si comportano come figli viziati che pretendono tutta la nostra energia, se la disputano, ci sfibrano, impossibile accontentarli tutti mentre urlano. Ci rimandano tutta la loro insoddisfazione, la sentiamo, ci consumano, ci esauriscono. Ci portano a nevrosi, malesseri … fino alla depressione e purtroppo anche a cose peggiori..
 
Il primo passo allora è distinguere, sé stessi dai propri ruoli, dai relativi pensieri. E dagli stati che ne derivano, dalla felicità, dal dolore, salute, malattia.
E’ la tua depressione che provoca il tuo dolore, ma appena intravedi tè stesso, quello vero, il dolore inizia a decrescere, un grammo alla volta. Perché è lui (il vero tu!) che caccia la “zanzara” che ti punge l’anima.
Io, quello vero, non si ammala mai, i tuoi “me”, purtroppo si.
Cerca dunque di iniziare a spogliarti da ogni tuo “me” che conosci e di capire chi sente tutti gli effetti di ciò che fai e che ti capita, mentre fai l’allievo, il padre, il figlio, il dipendente… e ogni altra recita che la la vita ci impone, alcuni piacevoli, altri meno, sono tutti personaggi che richiedono un regista, un direttore d’orchestra. Che oggi ancora non conosci.
Sorpresa: sei tu, proprio Tu. Solo che ancora non te ne sei accorto, se non ti ammalavi non avresti avuto l’occasione di conoscerti. Se ti conoscevi staresti bene o sapresti guarire. Se avessi potuto fare attenzione non saresti inciampato, ma non potevi proprio fare attenzione, guidava un altro!

Pazienza, imparerai presto, non accadrà più allo stesso modo, stai imparando a capire chi guida e cosa deve essere guidato.
Ed abbiamo ora scomodato quel tale che ammoniva: “Conosci te stesso!” Macchè filosofia, misticismo, religione…macchè. Sono passi di un percorso, sono caselli inevitabili, rassegnati, accetta, eri pronto a crescere, a spezzare il guscio e capire.
Ma perché! Perché non potevo rimanere tranquillo dov’ero, senza soffrire così tanto!
Non lo so, davvero. Forse perché eri semplicemente pronto. Forse perché è sfiga, forse perché il parto doloroso porterà te stesso ad un nuovo stile di vita più piena, matura ed appagante. E’ gia accaduto, hai già passato altri caselli. L’infanzia, poi la pubertà, il sesso, ad esempio, è stato molto più appagante dei giocattoli di bambino. C’è già stato un prima, e un dopo.
Vale anche per la depressione, anche se il costo è esagerato, folle.  
 
Credo che la depressione sia il costo destinato a chi deve conoscere Sé stesso, e che purtroppo alcuni sono costretti a sopportare ed altri, no. Perché non sono pronti, o perché fanno altre strade, o perché non cresceranno mai, o perché accidenti ne so.
 
Io, il regista dei tuoi me,  il capitano della tua nave ora in balia dell’uragano,  il direttore d’orchestra di tutti i tuoi solisti ora inconsapevoli e mal diretti.
Io, la differenza tra l’attuale confusione e la prossima armonia nella tua vita, o meglio i prossimi progressivi avvicinamenti all’armonia. Inciampi inclusi.
Un percorso che hai già iniziato, fatto di successi e inciampi, ma più vola alto il gabbiano e più vede lontano, non c’è una fine, c’è il percorso.
Merita guarire e viaggiare di gusto, di più non esiste. Viaggiare di gusto vale molto di più di raggiungere qualsiasi meta.
Non si tratterà di rinunciare ai piaceri e alle emozioni di nessun ruolo, anche dei più immaturi o perfino di quelli animali. Anzi! Si tratterà di saperci entrare e uscire, di saperli dirigere senza esserne schiavi e dominati. (Come è stato finora?) Perché dominare una o più parti di sé è volontà per forza, farsi dominare da una o più parti ci sfibra fino alla sofferenza, mentre saper dirigere ogni nostra parte in armonia con tutte le altre è fare musica con ciò che è nostro, ogni parte e ruolo che vorremo vivere. E’ trovare la serenità di vivere, incontrare tratti di felicità. E’ un percorso a tratti duro e difficile, ma senza ombra dubbio il miglior viaggio possibile. E’ apprendere l’arte del vivere, che come ogni arte, riguarda il come, non il cosa ne’ il quanto.
 
Conoscere sé stessi è necessario per guarire, perché la forza di volontà che ci serve per vivere non costa nessuno sforzo, è la bacchetta del direttore d’orchestra, non ha peso. 
 
Lo stile più diffuso (se e finchè non si inciampi) è di passare senza saperlo da un ruolo all’altro, per sfruttarne al massimo le singole creme di ognuno, per ricavarne i massimi benefici e soddisfazioni. Alcuni ci riescono pure, almeno così appare, ma non si sa cosa realmente vedono al loro specchio, ne’ si ha alcuna certezza che siano sempre al riparo da brutte cadute, o botte di sfiga bibliche.
 
Da fuori in certi casi si vedono mariti che tradiscono, imprenditori che rubano, commercianti che frodano, impiegati che si imboscano…  gente che mente per furbizia, o per convinzione che il mondo sia dei furbi, maschi e femmine.  
 
Quelli che inciampano (la maggior parte) poi si accorgono che appagare solo una parte di noi, a scapito di altre, è come privilegiare un ospite nella nostra casa, è come sfamare solo uno dei nostri figli. Gli altri si offendono, si rivolteranno, ci faranno soffrire.
 
Capito questo (non è affatto facile) la depressione sarà cacciata da noi stessi come una zanzara, appena la vediamo mentre ci punge: il gesto è più veloce del pensiero, non ti accorgi dello sforzo, a volte ti punge la zanzara, devi grattarti, ma fa parte del gioco.
Quindi cerca il direttore dentro di te, lui sa da sempre come si fa a vivere in armonia.
Non c’e n’è in abbondanza per tutti i tuoi “figli” viziati, per quanto ne vorrebbero, più ne hanno, più pretendono mai soddisfatti. Proprio mentre tu ti senti furbo e soddisfatto, stai mettendo a grosso rischio la tua stabilità profonda, potresti inciampare e dovrai pagare.
A volte accade solo per sfiga, a volte per “furbizia eccessiva”, a volte perché sei pronto, a volte per caso, per genetica o chissà perchè. Ma talvolta accade, come l’herpes sulle labbra, a volte, a moltissimi, esce. Mentre ad alcuni non esce mai.
 
Se ti fosse scoppiato quel maledetto herpes sull’anima, ti auguro di diventare chi saprà dirigere al meglio tutta la folla di personaggi in cui hai vissuto finora inconsapevolmente, di poter godere di ogni loro soddisfazione, di accarezzare ogni loro dolore e sconfitta. Anche di tirare qulche orecchio se serve, consapevole che non sei tu a sbagliare, ma che tu puoi migliorarli, un millimetro alla volta.
Ti auguro di imparare anche a uscire da loro, di riposarti ogni sera mentre dormono, di sentire chi sei tu davvero, ogni giorno e ogni sera.
Di iniziare a dire già domattina “fin qui, tutto bene”. Diversamente non ti saresti svegliato! Invece sei vivo anche stamattina, fin qui tutto bene!
Di vederli come vele e timoni per la tua vera rotta, di trattarli come cavalli al tuo tiro per il un buon viaggio, cavalli da non affaticare oltre misura e da trattare con cura, per il tuo ed il loro piacere di galoppare senza farli uscire di strada e farti trascinare. E se ciò accadesse, di saperli riportare al loro posto con ferma dolcezza per il piacere di un buon viaggio, con qualche dose di avena speciale ogni tanto, per ognuno di loro, non solo per il tuo preferito.
 
Te lo auguro, perché così stai già guarendo grazie a te stesso, per il tuo bene, e anche per chi desidera il tuo bene e non sa come portarlo a te.
 
Non sei ne’ viaggio, ne’ meta, ne’ strada, ne’ cavallo, ne’ carrozza:  tu sei il cocchiere che vive dentro di te e che pretende di rimettere a posto tutto il casino che “voi” avete combinato fin’ora. Scansatevi tutti, poi li dirigi tu.

(non sono un medico, sono solo mie convinzioni, ma temo proprio che non si possa barare: se pretendi di essere felice solo alle tue condizioni immature… del tipo voglio essere bella, ricca, desiderata da tutti e scelta dal principe azzurro che si appieda per lasciarti il suo cavallo bianco verso il castello delle feste… salvi i sempre benvenuti quanto rari colpi di culo, la vedo anche più dura di quello che è.)

 

2 comments to Depressione, un durissimo percorso utile a conoscere sè stessi

  • lo psicoterapeuta comportamentale

    GLI STESSI, identici (!) CONCETTI ("il pensiero fa ammalare o guarire"), resi operativi e fruibili a tutti gli italiani, con linguaggio divulgativo, in quasi 600 pagine di prescrizioni concrete, consigli pratici ed esercitazioni domestiche, unitamente a test e questionari di valutazione per modificare decisamente il proprio stile di vita, si trovano ne IL MANUALE PRATICO DEL BENESSERE (Ipertesto editore), un "percorso guidato di auto aiuto per vivere meglio e più a lungo".
    Patrocinato dal Club UNESCO, finalista premio Nabokov per la saggistica popolare, quest'anno alla sua seconda edizione italiana. Presentato anche al Circolo della Stampa di Milano, alle Terme di Chianciano e al TG2. Tra i manuali di auto aiuto, oggi, è tra i più letti, ma anche tra i più richiesti, in Italia, tramite il web

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