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Cosa Nostra, Camorra, Ndrangheta, Sacra Corona Unita

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Con il termine Cosa Nostra si indica un’organizzazione criminale di stampo mafioso presente in Sicilia e che si è trasformata in una organizzazione internazionale con legami e connessioni con altre organizzazioni criminali internazionali.

Secondo una ‘’classica’’ ricostruzione, è costituita da un sistema di gruppi, chiamati famiglie, organizzati al loro interno sulla base di un rigido sistema gerarchico composto da gregari di diverso livello detti picciotti e da un capo detto padrino. A loro volta i capi delle famiglie farebbero parte di una ‘’commissione’’, o ‘’cupola’’, con un ‘’capo dei capi’’ che governa l’intera organizzazione.

Ritratto di un gabellotto siciliano

cosanostra01Cosa nostra” e’ nata nei primi anni del XIX secolo come organizzazione creata dai gabbellotti, sorta di ‘’guardiani’’ dei grandi feudi siciliani di proprietà della nobiltà siciliana. Violenti e senza rispetto per la legge, per meglio esercitare il loro mestiere si circondavano di scagnozzi prezzolati. Cosa Nostra,dopo l’ultima guerra mondiale, sfrutta la sua forza di controllo del territorio trasformandola in una organizzazione di potere, stringendo rapporti con settori della politica e della economia, raggiungendo posizioni di dominio e di grande guadagno. Basti pensare alle aziende controllate da Cosa Nostra cui furono concessi appalti edilizi a Palermo e nella intera regione siciliana, appalti naturalmente truccati. Il controllo capillare del territorio porta poi al racket, al pagamento cioè da parte di commercianti e imprenditori di un ‘’pizzo’’, una somma da dare alla famiglia mafiosa presente sul territorio per non avere ‘’problemi’’.I grandi guadagni vengono poi, negli anni’70,indirizzati sul traffico internazionale di stupefacenti, con accordi con le famiglie mafiose degli Stati Uniti e del Sud America..

Nel 1978 scoppia una guerra interna alla mafia, tra la vecchia mafia storica, composta principalmente dalle famiglie affiliate ai Bontate, ai Badalamenti e ai Buscetta, e quella dei Corleonesi, con a capo Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.Questi ultimi sono un gruppo estremamente feroce e determinato, che per dimostrare il suo potere compie una serie di omicidi eccellenti eliminando tutte le personalità dello stato che potevano costituire un ostacolo. In appena due anni, muoiono in questa guerra più di mille uomini.

L’oro è il più antico bene rifugio nella storia dell’umanità

oro-fisico

Uno scontro particolarmente feroce e sanguinoso, tanto che il governo decide di inviare a Palermo come prefetto il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, tra i più illustri e capaci uomini delle forze dell’ordine. Cosa Nostra reagisce a sua volta e uccide, il 3 settembre 1982 in via Carini a Palermo, il generale, la moglie, Emanuela Setti Carraro, l’autista Domenico Russo. Ma conseguenza della guerra scatenata dai corleonesi di Riina,anche il fenomeno dei ‘’pentiti’’, boss che decidono di collaborare con la giustizia . Il primo, e più famoso, e’ Tommaso Buscetta, che ai giudice Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel 1984, ricostruisce tutti gli ultimi fatti interni di Cosa Nostra.Sulla base di quelle rivelazioni, il pool antimafia di Palermo istruisce il cosiddetto maxiprocesso alle cosche mafiose.Il maxiprocesso iniziato il 10 febbraio 1986, si conclude in primo grado il 16 dicembre 1987 con 342 condanne, 2665 anni di carcere e 19 ergastoli (tra cui Luciano Liggio, Bernardo Provenzano e Salvatore Riina), il 30 luglio 1991 la sentenza d’appello ridimensiona le condanne, ma la Cassazione il 30 gennaio 1992 riconferma tutte le condanne del primo grado che divennero realtà giudiziarie.

 cosanostra02Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Negli stessi anni viene introdotto il cosiddetto 41bis, cioè il carcere particolarmente duro per i mafiosi, e il sequestro dei loro beni. Cosa Nostra, con a capo Totò Riina, reagisce con una serie di attentati terroristici. I più famosi e terribili attentati restano le stragi di Capaci, 23 maggio1992, e di via d’Amelio, 19 luglio 1992, nelle quali perdono la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme agli agenti di scorta. Il primo, di ritorno da Roma, dove era stato nominato responsabile dell’Ufficio Affari Penali per espressa volontà dell’allora Guardasigilli Claudio Martelli, è ucciso da una terribile esplosione avvenuta sull’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi (oggi aeroporto Falcone-Borsellino) con Palermo città, all’altezza di Capaci. L’esplosione è provocata da un enorme quantitativo di tritolo (circa 600 kg) che gli esecutori piazzano in un tunnel sottostante il tratto autostradale. Con Giovanni Falcone muore la moglie, Francesca Morvillo e i suoi agenti di scorta.

 La strage di Capaci

cosanostra03Paolo Borsellino muore in circostanze analoghe, a seguito dell’esplosione di un’autobomba parcheggiata sotto casa della madre, azionata dal citofono che il magistrato avrebbe usato per chiamare la madre, dove il magistrato si era recato per ragioni familiari.

La reazione delle forze dell’ordine, della magistratura e dell’intera società civili e siciliana e italiana è fermissima. La paura e l’omertà sembrano essere scomparse per la maggior parte della gente, stanca di tutto questo sangue. Migliaia di persone scendono in piazza e nelle strade a manifestare, moltissime finestre e terrazze sono coperte da lenzuoli e cartelli contro la mafia, è, la cosidetta “rivolta dei lenzuoli”.

 La cattura di Totò Riina

cosanostra04Il 15 gennaio 1993 viene arrestato Totò Riina, quindi anche il suo braccio destro Leoluca Bagarella. Colpita profondamente, Cosa Nostra, sotto la regia del nuovo capo, Bernardo Provenzano, cambia strategia, abbandona il terrorismo e ridiventa invisibile, pensando solo agli affari. L’11 aprile del 2006, dopo 43 anni di latitanza (dal 1963), Provenzano viene catturato in un casolare vicino Corleone.Il 5 novembre del 2007, dopo 25 anni di latitanza, viene arrestato, in una villetta di Giardinello, anche il presunto successore di Provenzano, il boss Salvatore Lo Piccolo.

Con il termine camorra si indica l’insieme delle attività criminali organizzate, che si sviluppano principalmente in Campania, ma che hanno sempre di più interessi fuori dalla regione e dall’Italia. Non esiste infatti una unica organizzazione camorristica, simile a Cosa Nostra siciliana o ad altre organizzazioni di uguale stampo. In realtà la struttura della camorra è molto più complessa in quanto composta da molti clan diversi tra loro per tipo di influenza sul territorio, struttura organizzativa, forza economica . Inoltre le alleanze fra queste organizzazioni, qualora si possano considerare tali semplici accordi di non belligeranza fra i numerosi clan operanti sul territorio, sono spesso molto fragili e possono sfociare in contrasti o vere e proprie faide o guerre di camorra, con agguati ed omicidi.

Con il termine “camorra” a volte si indica anche un tipo di mentalità, che fa della prepotenza, della sopraffazione e dell’omertà diffusa i suoi principali punti di forza. In molti casi gli atteggiamenti di continuità con comportamenti camorristici riguardano anche professionisti, imprenditori e politici, fino a generare, in diversi casi, contiguità e collaborazione continuata tra intere amministrazioni locali, imprenditorialità e la criminalità organizzata.

La camorra assume le caratteristiche attuali nel secondo dopoguerra, quando il boss di Cosa Nostra americana, Lucky Luciano, viene inviato al soggiorno obbligato a Napoli. Con lui, la camorra supera i confini napoletani e inizia l’espansione all’estero, a cominciare dall’accordo per il traffico di sigarette con i clan marsigliesi. Tuttavia la camorra non ha la struttura verticistica, e si presenta come una pluralità di famiglie più o meno legate tra loro. Una delle figure di spicco del periodo è Pascalone é Nola, camorrista che controllava il racket dei mercati generali di Napoli, la cui uccisione sarà poi vendicata da sua moglie Pupetta Maresca.

 camorra02Raffaele Cutolo

Negli anni settanta, dal carcere di Poggioreale nel quale è rinchiuso per omicidio, Raffaele Cutolo (detto ‘O Professore) ristruttura la camorra come organizzazione gerarchica in senso mafioso sfruttando il nuovo business della droga; nasce così la Nuova Camorra Organizzata (NCO). Le vecchie famiglie reagiscono e si riuniscono sotto il nome di Nuova Famiglia (NF) . Lo scontro tra le due organizzazioni criminali è spietata, i morti sono centinaia, e si conclude nei primi anni ottanta con la sconfitta della NCO. Anche la Nuova Famiglia smette di esistere, avendo vinto la guerra.

Nel 1992 ci prova il boss Alfieri a dare alla malavita organizzata campana una struttura verticistica creando la Nuova Mafia Campana (NMC) anch’essa scomparsa dopo poco tempo. Attualmente la camorra si presenta come un’organizzazione di tipo orizzontale, (con varie bande territoriali più o meno in lotta tra loro) non verticistico. Il suo potere, dovuto anche ad appoggi di tipo politico, le consente il controllo delle più rilevanti attività economiche locali, in particolare modo nella provincia di Napoli. Oggi la Camorra conta migliaia di affiliati divisi in oltre 200 famiglie attive in tutta la Campania. Sono segnalati insediamenti anche all’estero, come in Olanda, Spagna, Portogallo, Romania, Francia, Repubblica Dominicana e Brasile.

I gruppi si dimostrano molto attivi sia nelle attività economiche (infiltrazione negli appalti pubblici, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, usura e traffico di droga) sia sul fronte delle alleanze e dei conflitti. Quando infatti un clan vede messo in discussione il proprio potere su una determinata zona da parte di un altro clan, diventano molto frequenti omicidi e agguati di stampo intimidatorio. Grande risalto ha avuto negli anni 2004 e 2005 la cosiddetta faida di Scampia, una guerra scoppiata all’interno del clan Di Lauro quando alcuni affiliati decisero di mettersi in proprio nella gestione degli stupefacenti, rivendicando così una propria autonomia e negando di fatto gli introiti al clan Di Lauro, del boss Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo ‘o milionario. Ma questa faida non è l’unica contesa tra clan sul territorio napoletano.

Secondo l’Eurispes, la Camorra guadagna 7.230 milioni di euro l’anno dal traffico di droga, 2.582 milioni da crimini legati all’imprenditoria (appalti truccati, riciclaggio del denaro sporco ecc.), 258 milioni dalla prostituzione, 2.066 milioni dal traffico di armi (il primato in questo campo va alla camorra) e 362 milioni dall’estorsione e dall’usura. Il giro d’affari complessivo è di circa 12 miliardi e mezzo di euro. A questo elenco va ora aggiunto lo smaltimento illegale dei rifiuti, sia industriali che urbani, attività estremamente lucrosa.

Con il termine di ‘Ndràngheta (o Onorata società, la Santa e Picciotteria) si indica la criminalità organizzata calabrese.

Secondo le analisi degli investigatori, è la più forte e pericolosa organizzazione criminale in Italia con una diffusione anche all’estero (dal Canada ad altri paesi europei meta dell’emigrazione calabrese). In Calabria sono attualmente operanti circa 155 clan locali (definiti cosche o ‘ndrine) che affiliano circa 6.000 persone, legate spesso tra loro da vincoli familiari. La pericolosità della ‘ndrangheta è fondata sulla forza delle armi, sugli enormi guadagni derivanti dal traffico internazionale di stupefacenti, il cui riciclaggio in attività economiche le permette di controllare ampi settori dell’economia dall’impresa al commercio e all’agricoltura, con una forte connivenza della pubblica amministrazione locale. Secondo il rapporto Eurispes 2008 la ‘ndrangheta ha un giro d’affari di 44 miliardi di euro. La relazione della Commissione parlamentare antimafia del 20 febbraio 2008 afferma che la ‘ndrangheta “ha una struttura tentacolare priva di direzione strategica ma caratterizzata da una sorta di intelligenza organica”, e la paragona alla struttura di Al Qaeda.

A differenza di Cosa Nostra, la struttura interna ad ogni cosca della ‘Ndrangheta poggia sui membri di un nucleo familiare legati tra loro da vincoli di sangue, le ‘ndrine. Non sono rari matrimoni tra le varie cosche per saldare i rapporti tra famiglie mafiose. I matrimoni hanno un alto valore simbolico, e possono anche servire a sancire la fine di una faida. Si entra nella ‘Ndrangheta, o, per dirla nel gergo mafioso, si viene battezzati con un rito preciso, che può avvenire automaticamente, poco dopo la nascita se si tratta del figlio di un importante esponente dell’organizzazione (in questo caso, finché il bambino non raggiungerà i quattordici anni, età minima per entrare nella ‘ndrangheta, si dirà che il piccolo è “mezzo dentro e mezzo fuori”), oppure con un giuramento, per il quale garantisce con la vita il mafioso che presenta il novizio, simile ad una cerimonia esoterica, durante la quale il nuovo affiliato è chiamato a giurare nel nome di nostro Signore Gesù Cristo. Il battesimo dura tutta la vita e ad uno sgarro paga spesso la famiglia del nuovo affiliato. Per questo motivo è difficile trovare pentiti, poiché questi andrebbero contro i loro stessi parenti e familiari, e al giuramento che hanno fatto all’ingresso nel mondo della malavita.

A tutt’oggi i pentiti di ‘Ndrangheta sono pochissimi, e solo uno è un esponente di spicco dell’organizzazione; tutto ciò rende il fenomeno mafioso difficile da combattere e da arginare. Ogni famiglia ha pieni poteri oltre che il controllo sulla zona e sul territorio che le appartiene, in cui opera con la massima tranquillità e gestisce il monopolio di ogni sua attività lecita o illecita che sia. La posizione di ogni singolo membro all’interno di una famiglia è severamente disciplinata e regolata da un ferreo codice al quale non si può sfuggire. Nel caso ci siano problemi con un adepto, questo viene portato davanti al tribunale della sua cosca (o faida per usare un termine tipico della ‘Ndrangheta). Fino alla grande guerra interna scoppiata nel 1985 non esisteva nulla di simile alla commissione, o cupola, di Cosa Nostra, mentre successivamente le cosche della provincia di Reggio Calabria si sono dotate di un organismo analogo detto “Santa” che presenta però differenze significative. A questa riunione, che si tiene una volta all’anno, partecipano tutti i capifamiglia delle varie aree controllate, ma solo i capi zona del reggino possono eleggere e designare il capo dei capi, detto “‘U Zianu”. Questa figura è il rappresentante della ‘Ndrangheta e deve farsi garante del rispetto delle tradizioni più antiche di questa organizzazione

Con la locuzione Sacra corona unita si indica un’organizzazione mafiosa che ha il suo centro in Puglia e che ha trovato negli accordi criminali con organizzazioni dell’est europeo la sua specificità per emergere e distaccarsi dalle altre mafie italiane. Ha raggiunto il suo apice tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, successivamente all’intervento dello Stato, e a un gran numero di arresti, è stata notevolmente indebolita, tanto da essere ormai considerata un fenomeno sostanzialmente scomparso. Peraltro e’ l’organizzazione mafiosa italiana che ha registrato il piu’ alto numero di ‘’pentiti’’, che hanno contribuito a distruggerla.

Si ritiene che la Sacra Corona unita sia stata fondata da Giuseppe Rogoli nel carcere di Trani la notte di Natale dell’anno 1981. Giuseppe Rogoli era già affiliato alla ‘Ndrangheta (nella Ndrina dei Bellocco) e chiese il permesso al capobastone Umberto Bellocco di formare la nuova organizazione. Nel 1987 Rogoli affidò a Oronzo Romano la costituzione di un’altra ‘ndrina nel sud barese, sempre con il consenso della ‘Ndrangheta. Il braccio destro di Rogoli fu Antonio Antonica, primo affiliato di Rogoli a causa dell’antica amicizia nonché personaggio di spicco della malavita mesagnese.

Il nome di questa organizzazione è formato da 3 parole:

Sacra: poiché quando si affilia un nuovo membro all’organizzazione questo viene “battezzato” o “consacrato”, come un sacramento religioso;

Corona: poiché nelle processioni si usa il rosario (o corona);

Unita: come sono uniti e forti “gli anelli di una catena”.

La SCU è divisa in 47 clan, autonomi nella propria zona ma tenuti a rispettare interessi comuni a tutti, i circa 1.561 affiliati della Sacra Corona Unita. Si tratta quindi di un’organizzazione orizzontale per molti versi simile a quella della ‘Ndrangheta. La mafia pugliese non ha mai avuto un legame perverso e viscerale con il territorio è, perciò, marginale e debole, a differenza di Cosa nostra, della ‘Ndrangheta e della Camorra che presentano un radicamento sul territorio ormai secolare.

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