Sapori di Marca - Trevisoeasy.it http://www.trevisoeasy.it/HOME/TREVISO it LA TERRA DEL VINO E DELLO SPUMANTE Thu, 20 Aug 2009 19:06:31 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)

 

La provincia di Treviso è conosciuta a livello internazionale per i suoi vini di alta qualità prodotti in cinque zone (consorzi) DOC.

Il Prosecco, gentile e spumeggiante, nasce più di duecento anni fa nella zona collinare tra Conegliano e Valdobbiadene.

Il suo territorio è caratterizzato ad Ovest, verso Valdobbiadene, da un paesaggio suggestivo ed in pendenza, e a  Sud-Est, verso Conegliano, da colline dolci e clima mite che rendono il Prosecco più corposo.

  • CONSORZIO TUTELA PROSECCO CONEGLIANO E VALDOBBIADENE DOC

Il Consorzio, nato per tutelare l'unicità del Prosecco, ad oggi lo spumante più bevuto in Italia, ha sede presso Villa Brandolini a Solighetto, nel cuore della zona di produzione.

Quest'ultima comprende il territorio collinare dei comuni di: Conegliano, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Valdobbiadene, Vidor, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Susegana.

TIPOLOGIA DI VINI E ACCOSTAMENTI GASTRONOMICI

Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Spumante

è lo spumante per eccellenza ed è conosciuto in due versioni: Extra dry e Brut. Il primo è ottimo come aperitivo e ad 8-10° su minestre di legumi e frutti di mare, paste con sughi di carne delicati, formaggi e carni bianche. Il secondo è apprezzabile intorno ai 7-9° su antipasti di pesce e verdure, primi con frutti di mare, pesce al forno e anche a tutto pasto.

Prosecco Frizzante

Nato per raggiungere i giovani e incontrare il consumatore meno esperto, è un vino asciutto e leggero. Ottimo come aperitivo, per accompagnare antipasti e primi non elaborati, piatti moderni e veloci.

Prosecco Tranquillo

Viene prodotto con la parte più preziosa delle uve, proveniente dai vitigni più fitti e con meno grappoli. Per questo è la versione di prosecco meno conosciuta oltre la zona di produzione. La temperatura di degustazione ideale è 10-12° ed è abbinabile ad antipasti delicati di mare, pesce al vapore, alla griglia, piatti leggeri

superiore di Cartizze È un vino di qualità superiore, con gusto più amabile e denso perché l'uva raggiunge una maturazione completa e dona al vino più aromi e sapori. La vinificazione deve essere svolta all'interno della zona tipica di Produzione. Si gusta a  9-11° su pasticceria delicata, crostate di frutta e focacce; si può abbinare anche a piatti salati leggermente piccanti
Verdiso è secco  e vivace, con un retrogusto leggermente amarognolo. Attualmente è presente nelle versioni: tranquillo  (da servire intorno ai 10°) spumante,  frizzante (servito intorno ai 6°) e passito. Si abbina con antipasti magri, pesce, risotti alle erbe, formaggi delicati.
 
  • CONSORZIO VINI DOC COLLI DI CONEGLIANO

Il Consorzio è di recente costituzione e comprende i territori dei seguenti comuni: Conegliano, Susegana, Pieve di Soligo, Refrontolo, San Pietro di Feletto, Miane, Follina, Cison di Valmarino, Revine Lago, Tarzo, Vittorio Veneto, Fregona, Sarmede, Cappella Maggiore, Cordignano, Colle Umberto, San Fior, San Vendemiano, Vidor.

TIPOLOGIA DI VINI E ACCOSTAMENTI GASTRONOMICI

Colli di Conegliano:
DOC Bianco e DOC Rosso

La riscoperta dei vini più antichi delle nostre colline. Il Bianco e il Rosso nascono dal sapiente uvaggio delle uve più prestigiose dei colli di Conegliano. Il Bianco è immesso sul mercato dopo un adeguato affinamento in cantina, è vellutato e con gradevole profumo aromatico; si accompagna ad antipasti, primi piatti, carni bianche e pesce.

Il Rosso è il primo vino rosso DOC delle colline trevigiane della Sinistra Piave. Dotato di un carattere ben definito, ha componenti che lo rendono adatto all'invecchiamento. La limitata produzione e le caratteristiche qualitative intrinseche ne fanno due veri vini d'élite.

Colli di Conegliano: Refrontolo Passito

Questa denominazione è riservata al vino rosso ottenuto con uve di Marzemino. Il vino è molto rinomato e prodotto in quantità limitate da uve selezionate durante la raccolta. Si accosta con i dolci, i biscotti e il cioccolato.

Colli di Conegliano: Torchiato di Fregona

è un vino pregiato, antica gloria di queste colline, ottenuto da uve di vitigni di Prosecco, Verdiso, Boschera. Richiede molto lavoro e cura: la raccolta è fatta a mano, l'uva viene messa ad essiccare appesa a travi o deposta su appositi graticci per tutto l'inverno; nel periodo pasquale gli acini vengono pressati e il liquido fermenta in piccole botti di rovere, acacia o castagno per lungo tempo. Il passito ottenuto si abbina a dolci asciutti o con frutta secca.

I viticoltori si sono riuniti nel Consorzio Torchiato di Fregona.

A Conegliano si trova la scuola enologica più antica al mondo che da secoli è motore nella ricerca e nella formazione in campo enologico nazionale ed internazionale.

 

 

  • CONSORZIO TUTELA VINI DEL PIAVE DOC

Nasce nel 1959 per promuovere e valorizzare la viticoltura della zona del Piave, fiume che, grazie ai suoi depositi, rende il terreno ideale per produrre vini di qualità. In Provincia di Treviso i "Vini del Piave" DOC sono prodotti esclusivamente nei comuni di: Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Ceassalto, Chiarano, Cimadolmo, Codognè, Fontanelle, Godega di Sant'Urbano, Gorgo al Monticano, Mareno di Piave, Ponzano Veneto, Portobuffolè, Povegliano, Roncade, Salgareda, San Biagio di Callalta, San Fior, San Polo di Piave, Santa Lucia di Piave, Spresiano, Vazzola, Zenson di Piave e in parte dei comuni di Carbonera, Casier, Gaiarine, Mansuè, Mogliano Veneto, Orsago, Preganziol, Silea, Villorba, Colle Umberto, Conegliano, Cordignano, Giavera del Montello, Montebelluna, Motta di Livenza, Nervesa della Battaglia, Paese, San Vendemiano, Susegana, Trevignano, Vittorio Veneto, Volpago del Montello. Sono coinvolti anche diversi comuni della Provincia di Venezia, poiché il Comprensorio del Piave si estende anche nella pianura veneziana: i primi ettari di vigneto specializzato sono stati coltivati molti anni fa nelle proprietà di tanti nobili veneziani.

TIPOLOGIA DI VINI E ACCOSTAMENTI GASTRONOMICI

Merlot del Piave:

è una delle produzioni più importanti perché il vitigno è adattabile a tutti i territori. Dal profumo intenso e di colore rosso rubino, si abbina con le carni bianche e rosse, ed in particolare con alcune ricette tipiche venete come il baccalà alla vicentina, l'anguilla in umido, il fegato alla veneziana e la 'sopa coada'.

Cabernet del Piave:

nonostante i vitigni provengano dalla zona di Bordeaux, si sono molto ben adattati in queste aree, tanto da dar vita ad una delle produzioni più apprezzate.

Può essere consumato con portate impegnative a base di selvaggina e con l'oca e l'anatra arrosto, due piatti tipici trevigiani.

Cabernet Sauvignon del Piave:

l'invecchiamento lo ingentilisce e lo affina, rendendolo ottimo da abbinare con le carni, la cacciagione, i formaggi stagionati e l'agnello al forno come piatto tipico locale.

Raboso del Piave:

la produzione nasce da un vitigno autoctono per eccellenza e può essere commercializzato solo dopo almeno tre anni di invecchiamento, preferibilmente in botti di legno. Dal carattere forte ed austero, è un vino di grande tradizione, che una volta si beveva in grandi tazze. Si abbina perfettamente con alcune ricette della tradizione, come la pasta e fagioli, l'oca ripiena alle castagne, il brasato di manzo al Raboso e in generale con le carni di maiale e con le grigliate.

Pinot Nero del Piave:

l'estrema versatilità del vitigno è dimostrata dal fatto che dà origine ai grandi rossi della Borgogna e agli spumanti della Champagne.

Si accompagna bene con le carni rosse e bianche; nelle zone di produzione è da gustare con gli arrosti.

Pinot Bianco del Piave:

è un vino versatile e dal profumo caratteristico. Si abbina con specialità tipiche, come uova e asparagi oppure con i risotti di pesce ed è ottimo anche come aperitivo.

Pinot Grigio del Piave:

attualmente è un vino che gode di ampio successo tra i consumatori e il vitigno negli anni si è ben adattato al nostro territorio, nonostante sia originario di zone nordiche. Ottimo con gli antipasti e i piatti a base di pesce e uova, si abbina con prodotti tipici come il prosciutto e la coppa.

Tocai del Piave:

è uno dei vitigni più diffusi nel Nord-Est e nella zona del Piave è molto apprezzato. Si abbina con antipasti magri, minestre, piatti di pesce. Nella zona di produzione è esaltato da specialità come "risi e bisi", risotto di asparagi, pesce fritto, sformato di radicchio.

Verduzzo del Piave:

il vitigno è diffuso soprattutto nella Sinistra Piave, tra Oderzo e Motta di Livenza. Dal profumo delicato e dal sapore asciutto, è ottimo come aperitivo e abbinabile a piatti di pesce e cucina tipica come crema di fagioli e zucca, risotto al radicchio, seppioline alla veneziana.

Chardonnay del Piave:

è un grande vino. Infatti, viene utilizzato per la produzione degli spumanti in Italia e in Francia. Indicato per gli aperitivi, i piatti a base di pesce e uova, si abbina a specialità tipiche come il risotto al radicchio e gli asparagi.

 

 

  • CONSORZIO TUTELA VINI MONTELLO E COLLI ASOLANI

Il Montello e i Colli Asolani sono zona collinare ricca di fascino e storia, citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia, i cui vini sono promossi dal Consorzio.

Dopo un sofisticato lavoro di sperimentazione, è stata ottenuta una varietà di vitigno resistente alla siccità, incrementando così il livello di maturazione e il grado zuccherino dell'uva.

La zona di produzione riguarda l'intero comune di Monfumo e parte dei comuni di Asolo, Caerano di San Marco, Castelcucco, Cavaso del Tomba, Cornuda, Crocetta del Montello, Fonte, Giavera del Montello, Maser, Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, San Zenone degli Ezzelini, Volpago del Montello.

TIPOLOGIA DI VINI E ACCOSTAMENTI GASTRONOMICI

Rosso

è frutto di un uvaggio fra uve Cabernet Sauvignon e Merlot ed è uno tra i vini rossi da invecchiamento italiani più apprezzati. E' ideale con gli arrosti e i formaggi stagionati.

Merlot:

ottenuto da vigneti non forzati alla produzione o da fertilizzanti, è un vino dalle delicate sfumature che si presta ad un invecchiamento di 3-4 anni ed è ideale per accompagnare arrosti di carne rossa e di selvaggina.

Cabernet:

la fermentazione si affina in piccole botti di rovere e successivamente si presta all'invecchiamento solo se le bottiglie sono conservate al fresco e distese. Dal colore rosso rubino e dal profumo intenso, è ideale per arrosti, selvaggina e piatti forti.

Chardonnay:

non è adatto all'invecchiamento, ha profumo delicato e fruttato. Ottimo come aperitivo, si abbina con il pesce, le carni bianche, i formaggi non piccanti.

Chardonnay Spumante:

di colore giallo paglierino, ha profumo fruttato, spuma persistente e gradazione alcolica minima di 11,5°.

Pinot Bianco:

è adatto ad un leggero invecchiamento. Dal profumo delicato e il sapore fresco, si abbina al pesce, alle minestre, ai pollami.

Pinot Grigio:

si presta ad un leggero invecchiamento. Dal profumo speziato ed intenso, è ottimo col pesce, le minestre, le carni bianche e come aperitivo.

Prosecco

è un vino da consumare preferibilmente entro 18 mesi dalla vendemmia e non è adatto all'invecchiamento. Ottimo come vino da pasto e aperitivo, va stappato al momento del comsumo.

Prosecco Spumante:

la temperatura della fermentazione è monitorata per conservare il più possibile le sostanze aromatiche. Non si presta all'invecchiamento. Si accosta agli antipasti di pesce ed è ottimo come vino di fine pasto.

 

  • CONSORZIO VINI DOC DEL LISON-PRAMAGGIORE

Il Consorzio, nato nel 1974, tutela soprattutto il commercio dei propri vini in modo che rispetti la legislazione.

La zona di produzione, dal terreno pianeggiante, argilloso e ricco di calcio, comprende sei comuni del Friuli Occidentale in provincia di Pordenone, l'estrema parte orientale della provincia di Venezia e, nel trevigiano, i comuni di Meduna di Livenza e Motta di Livenza.

TIPOLOGIA DI VINI E ACCOSTAMENTI GASTRONOMICI

Lison (Tocai) classico DOC:

coltivato da moltissimi anni in questa zona, è uno dei vini più caratteristici del territorio. Da consumarsi preferibilmente entro 18-24 mesi, si abbina con minestre, formaggi e antipasti all'italiana.

Pinot Bianco:

ha un raffinato profumo fruttato e va conservato in luoghi riparati dalla luce e dal calore. Si apprezza meglio se bevuto giovane; è ottimo come aperitivo e in accompagnamento ai primi piatti e alle carni bianche. In estate è consigliabile servirlo con il cestello del ghiaccio.

Chardonnay:

è uno dei vini più rinomati nel settore enologico grazie alle sue particolari caratteristiche, gustate al meglio se non si prolunga la conservazione oltre i due anni e se viene servito fresco ma non ghiacciato. Si abbina a insalate leggere, antipasti, risotti ai funghi e stuzzichini fuoripasto.

Pinot Grigio:

ha acquisito molto prestigio nella viticoltura moderna e, se ben conservato, è adatto ad invecchiamento di 1-2 anni. Ideale per la cucina di pesce, si abbina anche a piatti di carni bianche. In estate va servito col cestello del ghiaccio.

Riesling Italico:

di colore paglierino chiaro, odore delicato, sapore secco tendente all'acidulo, gradevole.

Sauvignon

è un vino tipico, indicato per le tavole più raffinate. La coltivazione non è semplice per le particolari caratteristiche del terrreno. Va conservato in luogo fresco e al riparo dalla luce e consumato entro pochi giorni dalla stappatura. Si accosta a piatti di pesce e formaggi.

Verduzzo:

conservato in luogo fresco, al riparo dalla luce ed in posizione inclinata per umidificare il tappo, è un vino da dessert e fuoripasto, ideale in ogni occasione.

Merlot:

si presta ad un invecchiamento di 1-2 anni. La sua coltivazione molto adattabile è una delle più diffuse al mondo. Si può abbinare a tutto pasto con qualsiasi cibo. In particolare è esaltato da salumi, arrosti e grigliate.

Cabernet:

di  colore rosso rubino intenso, tendente al mattone o al granato con l'invecchiamento. Odore vinoso, erbaceo, sapore pieno, acido, tannico, austero e vellutato se invecchiato.

Cabernet Franc:

coltivato prevalentemente in terreni argillosi, si presta bene anche all'invecchiamento e va conservato in posizione inclinata ed in luogo fresco. Si abbina agli arrosti, alla selvaggina, ai formaggi stagionati.

Cabernet Sauvignon:

esprime la massima qualità se coltivato in terreni argillosi e calcarei. Ottimo se invecchiato in barrique, si accosta a tutte le carni e ai formaggi saporiti.

Refosco dal Peduncolo Rosso:

Si sposa bene con selvaggina, salumi, carni grasse ed è ottimo se mediamente invecchiato.

Malbech DOC Lison-Pramaggiore:

giovane si abbina bene ai salumi e alle carni bianche; invecchiato mediamente, agli arrosti e al pollame.

 

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La Grappa Thu, 20 Aug 2009 19:07:07 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)

 

LA GRAPPA

  • AREA DI PRODUZIONE

Nella provincia di Treviso vi sono due macroaree dedicate alla produzione di grappa: la zona del Piave, nella quale prevalgono le uve rosse che la rendono più corposa, e la zona collinare tra Asolo, Conegliano e Valdobbiadene, a prevalenza di uve bianche che consentono la produzione di grappe fruttate e più morbide.
La provincia di Treviso produce quasi il 50% di tutta la grappa veneta ed è leader nel settore: Nella Marca ha sede la più antica distilleria di grappa, che detiene anche la maggior quota di mercato di bottiglie vendute, e vi è la più alta concentrazione di tecnici in distilleria che danno forte impulso all'innovazione tecnologica.

  • DESCRIZIONE ASPETTI STORICO-CULTURALI

Per definizione legale, la grappa è l'acquavite ottenuta dalla distillazione delle vinacce fresche fermentate. Si ricava dalle bucce degli acini d'uva, separate dal mosto o dal vino al termine della fermentazione alcolica. Le materie prime devono essere ottenute da uve prodotte e vinificate in Italia, distillate, tramite alambicchi di vario genere, in impianti ubicati nel territorio nazionale e rispondenti a precise caratteristiche dettate dalla normativa vigente. Attualmente il termine "grappa" è riservato al distillato di vinaccia prodotto in Italia; alle altre Nazioni resta lecito usare solamente dizioni come "acquavite di vinaccia" o "distillato di vinaccia".
In particolare vengono designate, per legge, le Regioni che sono vocate alla grappa: Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige, Piemonte.


La sua origine si perde nei secoli medievali. E' nata certamente nelle regioni settentrionali italiane, da cui le polemiche sui suoi natali scambiate tra Piemontesi, Veneti e Friulani. Per molto tempo venne usata per fini medicamentosi e portata in tavola come liquore solo nel XVI secolo, periodo in cui se ne attesta la produzione e l'esportazione in Friuli: La grappa diventa una bevanda nazionale dopo la Prima guerra Mondiale ed un prodotto industriale all'inizio degli anni '60.
Il successo è dovuto al lungo lavoro di ricerca tecnica in distilleria, ma anche alla comunicazione ed al marketing (il grande lavoro dei Nonino, precursori di questa espansione, è stato seguito a poco a poco dai migliori distillatori) che hanno saputo raggiungere un pubblico sempre più ampio e qualificato cambiando l'immagine: da "prodotto vecchio" a "distillato all'avanguardia".
Della sua tutela si occupa l'Istituto Grappa Veneta, che recentemente ha promosso l'iniziativa turistica "Vie venete della grappa".

  • L'ANALISI ORGANOLETTICA

Esame visivo
Due sono gli aspetti fondamentali da prendere in considerazione: limpidezza e tonalità del colore.
Il primo è il requisito fondamentale per la determinazione di una buona grappa (eventuali velature sono indice di cattiva lavorazione). La tonalità è indicativa per la tipologia di grappa: bianche, incolori e cristalline le giovani, bianco-giallognolo, tonalità del giallo che vanno dal chiaro all'ambrato per quelle invecchiate; nelle aromatizzate il colore è determinato dal pigmento dominante della pianta infusa.

Esame olfattivo
Il bicchiere più adatto è un tulipano a bocca chiusa o stretta per le tipologie giovane, più tendente al ballon per le invecchiate o torbate.

Esame gustativo
Il dolce, l'acido e l'amaro sono i sapori presenti nella grappa. Il dolce e l'amaro sono di fondamentale importanza per l'equilibrio del prodotto perché attenuano la sensazione pungente derivante dall'alcool.
Al contempo conferiscono corpo al distillato, rendendolo più gradevole.
Al palato la grappa deve risultare armonica, lasciare un buon retrogusto ma non irritare o bruciare le papille gustative.

  • LA GRAPPA TORBATA

E' un nuovo prodotto simbolo della grande inventiva trevigiana che, per originalità e pregio, potrebbe essere già considerato tipico della Marca, anche se di recente produzione.
Il suo creatore è Luciano Brotto, pioniere e maestro dell'arte della torbatura. Fondatore della prestigiosa distilleria "CentoPerCento" di Giavera del Montello, con alle spalle tre generazioni di distillatori e 35 anni di esperienza personale, si è fatto onore ad Hollywood con le sue grappe innovative e, con la Grappa Torbata 3.19, ha confermato la passione del Nuovo Continente per il meglio del made in Italy.
L'ESPANSIONE DEL MERCATO E LO SVILUPPO DELLA RICERCA SONO CONDOTTE CON LA COLLABORAZIONE DI Roberto Castagner, esperto di tecniche produttive d'avanguardia. La Grappa Torbata originale viene commercializzata sotto il marchio esclusivo Terreblu.

  • CARATTERISTICHE E METODOLOGIE DI PRODUZIONE

Dal punto di vista tecnico è una grappa, ma possiede delle caratteristiche uniche nel suo genere: sa di fumo di torba, primo stadio della trasformazione dei vegetali in carbon fossile che in Scozia viene impiegata per la produzione di malto whisky; è maturata in piccole botti di legni pregiati; presenta l'eleganza di una buona grappa riserva e la forza del whisky scozzese.
Si parte da una selezione di vinacce di uve rosse, soprattutto merlot, cabernet e pinot nero. In distilleria le vinacce vengono trattate con il metodo Grappa-system e la miscelazione coi fumi di torba avviene con tecniche esclusive ancora in fase di brevetto. La distillazione avviene in due fasi attraverso alambicchi capaci di estrarre al massimo i profumi delle uve e gli aromi dati dalla combustione della torba.
Si serve a temperatura ambiente, possibilmente in grandi bicchieri di cristallo da degustazione di vini rossi.
Eccellente l'accompagnamento con sigari di grande personalità o con il miglior cioccolato fondente.

  • LA CLASSIFICAZIONE DELLE GRAPPE

Giovane: quando viene messa in bottiglia senza passaggio in legno o processi di aromatizzazione.
Giovane aromatica: come la precedente, ma ottenuta da vitigni aromatici o semi-aromatici.
Affinata: quando ha subìto un periodo di maturazione di sei mesi in legno o almeno un anno in contenitori impermeabili.
Affinata aromatica: come la precedente, ma ottenuta con vitigni aromatici o semi-aromatici.
Invecchiata: quando ha subito un periodo di maturazione di almeno un anno, di cui sei mesi in legno.
Invecchiata aromatica: come la precedente, ma ottenuta da vitigni aromatici o semi-aromatici.
Aromatizzata: quando il profilo organolettico ha subìto delle mutazioni in seguito a processi di aromatizzazione.
Torbata: dal sapore 'affumicato' e dal gusto che si avvicina a quello del whisky.
 

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Le Carni Thu, 20 Aug 2009 19:07:35 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)

LE CARNI BIANCHE

 

  • CONIGLIO

Il coniglio nel Veneto richiama la tradizione contadina; anticamente il suo allevamento costituiva la forma di reddito integrativo per le famiglie della mezzadria veneta, che di queste carni si nutrivano e con le quali esercitavano un piccolo commercio per poter disporre di una certa liquidità di denaro.

Che il coniglio abbia accompagnato le aziende agricole venete fin dai suoi albori è dimostrato da numerosi documenti storici e che fosse merce di valore lo si deduce dal fatto che era inserito nei contratti agrari dela fine '800, ma anche più recentemente nei mercuriali della Borsa Merci della Camera di Commercio di Verona.

Il coniglio, come tutti gli animali d'allevamento, ha subito l'evoluzione del sistema. Si è perfezionata ed equilibrata l'alimentazione e si sono tecnicizzate le strutture di allevamento.

La morfologia del coniglio è rimasta però inalterata ed anzi tali azioni ne hanno affinato la carne.

Da strettamente familiare, infatti, l'allevamento del coniglio ha assunto dimensioni maggiori, senza però perdere il suo legame con la terra. Questo è il tipo di allevamento oggi presente nel Veneto, dove esiste la più importante concentrazione al mondo di allevamenti cunicoli.

E' universalmente riconosciuto che l'area del bacino del Piave è stata la culla della moderna cunicoltura: nella Marca si sono sperimentate le tecniche di allevamento attualmente applicate in tutte le produzioni d'Europa.

La cunicoltura italiana rappresenta la maggiore realtà di settore a livello comunitario e mondiale ed è il 4° settore della zootecnia nazionale, dopo bovini, suini e avicolo.

A livello europeo l'Italia rappresenta il 44% della produzione. In questo panorama la regione Veneto ha un ruolo leader, rappresentando circa il 38% della produzione nazionale. La realtà produttiva della provincia di Treviso è stimata intorno ai 300 allevamenti, collocati per la maggior parte nell'area Destra Piava che vede la più alta concentrazione di allevamenti cunicoli mondiale, con Volpago del Montello e Trevignano i fiori all'occhiello per numero di allevamenti e capi allevati.

L'esperienza degli allevatori locali e la ricerca scientifica hanno contribuito a migliorare la carne di questa specie, al punto che è particolarmente apprezzata, oltre che per la digeribilità, il basso tenore di colesterolo, l'elevato valore nutritivo, il basso tenore di sodio, anche per il gusto che soddisfa  i palati più raffinati.

Per la sua morfologia e per le tecniche di allevamento adottate, la carne ha mantenuto negli anni una sua immagine salutista, confermata tutt'oggi da studi e indagini alimentari. E' gustosa, particolarmente magra, molto ricca di vitamine e sali minerali, a bassissimo contenuto di colesterolo e sodio.
Particolari tecniche di allevamento e soprattutto un'alimentazione dell'animale basata su materie prime di elevata qualità, hanno ulteriormente fissato queste caratteristiche.

Il coniglio, negli allevamenti professionali, viene allevato fino ad un'età di 84-90 giorni, per non fargli raggiungere la maturazione sessuale, evitando quindi quel particolare odore della carne non apprezzato da molti consumatori. Un tempo bistrattata dai vari chef e dimenticata dal consumo familiare, oggi l carne di coniglio si sta proponendo per la sua ecletticità gastronomica, come un interessante passe-partout, sia come attenta riscoperta dei piatti tradizionali, sia con l'invenzione di nuove pietanze.

 

  • POLLO RUSTICHELLO DELLA PEDEMONTANA

Si può trovare nelle aziende agricole ed agrituristiche della Comunità Montana del Grappa, delle Prealpi Trevigiane e del Consorzio per lo sviluppo socio economico del Montello.

Viene allevato in spazi aperti ed erbosi, che garantiscono le condizioni di crescita ideali. Il progetto per il recupero del pollo ruspante comprende la produzione di polli selezionati, allevati poi nelle aziende locali per garantire un prodotto di ottima qualità. Il vero pollo ruspante è tale solo quando viene allevato in un ambiente idoneo: i pulcini vengono tenuti in locali chiusi, puliti, lontani da correnti d'aria, riscaldati. Dopo 6-7 settimane vengono portati all'aperto, in modo che ogni pollo disponga di almeno 10 mq di spazio, con strutture per il riposo a capienza massima di 40 capi e circondate da almeno 500 mq di verde.

La carne di pollo è molto digeribile e ricca di proprietà nutrizionali: è costituita per un 25% da proteine di alto valore biologico, per il 10-15% da grassi e da una buona quantità di calcio, fosforo e ferro.

 

  • GLI INSACCATI DI CARNE DI MAIALE

I prodotti derivanti dal maiale sono molto diffusi nella Marca Trevigiana, nella quale il maiale ha avuto sempre un ruolo assolutamente primario nell'alimentazione, specialmente nelle campagne, costituendo una fortuna ed una ricchezza che ha sempre accompagnato le nostre genti. Sino a non molto tempo fa era la sola carne, o quasi, di cui si nutrissero i contadini. Del maiale si utilizzava tutto e dopo l'animata festosità della giornata dell'uccisione, che costituiva una sorta di rito sacrificale, la grande cucina accoglieva per qualche giorno i vari insaccati perché si asciugassero al calore e al fumo del focolare. C'erano festoni di 'luganeghe' da 'rosto' e da 'brodo' e molti bastoni erano appesi parallelamente alle travi, e da questi pendevano i musetti, (cotechini), le bondiole, i salami, le sopresse, gli ossocolli e la vescica piena di strutto. Con il sangue del maiale si preparavano i 'baldoni', o budini, o torte, o 'el sangueto' da cuocere a pezzetti come il fegato alla veneziana.

Con la parte del collo del maiale che, appeso a testa in giù, riceveva il sangue così che la carne si inscuriva, si preparavano le 'martondele' che sono delle polpette aromatizzate e passate nella farina da polenta.

Nella Marca esiste un'ottima produzione di vari tipi di insaccati: salami, sopresse, ossocolli, musetti, . Tipica è la 'bondiola' di Treviso che ha le caratteristiche del musetto (cotechino), un impasto di carne di maiale grassa e magra, comprese le cotenne macinate finemente e parti della testa, lavorato con un insieme di spezie e insaccato nel budello naturale. Va bollita lentamente e servita come pietanza con contorno di verdure cotte o purea di patate.

L'industria nazionale dei salumi è molto frammentata e per valorizzare la produzione veneta e trevigiana è auspicabile l'attivazione di procedure di richiesta di D.O.P o I.G.P.

 

LUGANEGA

Consiste in carne di guanciale e collo di maiale, macinate, condite con sale e pepe e insaccate nel budello. Nota ed apprezzata fin dal Medio Evo, è presente in due versioni: una preparata alla brace e quindi più magra ed un'altra più grassa che deve essere cotta.

La zona di produzione è quella collinare pedemontana.

La famiglia di questo particolare insaccato è numerosa. Esiste una 'luganega da risi', fatta apposta per essere usata con il risotto; un impasto di pancetta di maiale pestata e profumata con la tipica dòsa trevigiana, una spezia a base di pepe, cannella, noce moscata e coriandolo. Esistono luganeghe con aggiunta di altre parti dell'animale nell'impasto e anche con fegatini e ventrigli di pollo: sono le 'salsicce da rosto', da cucinare grigliate. La luganega da risi viene usata nella preparazione del risotto, che nel veneto non è mai compatto, ma quasi una minestra molto asciutta. Nella cottura i rocchi di luganega devono disfarsi e insaporire il riso.

La caratteristica principale che distingue il prodotto trevigiano è l'utilizzo dell'impasto di polmone e fegato di maiale. La luganega viene generalmente consumata fresca, senza stagionatura.

 

LA PORCHETTA

La porchetta tipica trevigiana viene prodotta nel salumificio Beltrame di Cornuda ed è il prosciutto di un maiale di un anno, cresciuto a cruschello e succedanei negli allevamenti della Marca, ed arrostito in un apposito forno per sette ore. Nasce come specialità trevigiana subito dopo la Prima Guerra Mondiale ed ebbe immediatamente grande successo, tanto da raggiungere il prestigio delle luganeghe e dei funghi.

 

LA SOPRESSA

E' un grosso salame dalla forma irregolare, tradizionale delle zone pedemontane dove l'aria leggera e frizzante consente al prodotto di maturare lentamente e a temperatura costante come i prosciutti e di restare tenero, compatto e profumato al taglio. Nel trevigiano sono soprattutto le cosce di maiale ad essere destinate alla produzione di sopresse, durante la quale solitamente non viene aggiunto aglio. Prima della stagionatura, le sopresse vengono punte con 'el sponciaròl', per far uscire l'aria e i liquidi all'interno del budello.

 

 
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I Pesci Thu, 20 Aug 2009 19:07:56 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)  

PRODOTTI ITTICI

  •  LA TROTA

Le aree di produzione sono concentrate lungo le rive delle risorgive della Pedemontana e dei fiumi Piave e Sile ed interessano i comuni di Vedelago, Morgano, Istrana, Quinto di Treviso, Casale sul Sile, Pederobba, Follina, Pieve di Soligo, Godega di Sant'Urbano, Cimadolmo, Fontanelle, Breda di Piave, San Biagio di Callalta, Carbonera.

La provincia di Treviso con circa 37 allevamenti rappresenta la più importante realtà produttiva d'Italia e contribuisce per un 20-30% alla produzione nazionale.

La troticoltura nella Marca inizia alla fine degli anni '50 grazie alla presenza di condizioni ideali per l'allevamento, che si sviluppa grazie a tecniche efficaci e alla vicinanza a mercati ittici molto importanti come Venezia e Chioggia, e alla costa Adriatica.

Esistono tre tipologie di trota: 'Iridea', ideale per l'allevamento, 'Fario', presente nei laghetti o usata per ripopolare i fiumi, 'Iridea Alpina' adatta al ripopolamento dei laghetti sportivi.

L'acqua è il fattore determinante in un impianto di allevamento.

Deve essere a temperatura e quantità ideali ad un buono sviluppo del pesce, oltre che limpida ed incontaminata. La trota infatti rappresenta anche un valido indicatore biologico per rilevare l'inquinamento delle acque.

Piace solitamente a tutta la famiglia per la carne soda e tenera, le molte ricette a cui si presta e per un basso prezzo d'acquisto. Ha percentuali di colesterolo e grassi polinsaturi molto basse, ed è ottima per un buon funzionamento dell'impianto cardio-vascolare.

 

  • LO STORIONE

Lo storione cobice (anche conosciuto come storione del naccari) è una specie endemica, esclusiva dell'alto mare Adriatico e dei suoi principali tributari (Po, Adige, Tagliamento, Piave…). Le sue caratteristiche sono il corpo allungato fusiforme ricoperto di 5 serie di scudi ossei. Il suo muso è lungo, triangolare a forma di rostro; la bocca piccola con 4 barbigli disposta nella parte ventrale, priva di denti. L'unica pinna dorsale è posizionata verso il fondo; la pinna caudale ha la parte superiore molto più lunga. L'occhio è piccolo. La colorazione è grigio scura sul dorso, più chiara sul ventre. La lunghezza varia da 50 cm. Fino a 4 metri. Le carni bianche sono molto pregiate, nonostante siano piuttosto grasse. Dalle uova dello storione si ottiene il caviale, dalla vescica natatoria si ottiene un'ottima colla e dal grasso si ottiene olio per bruciare. Solitamente vive nei mari ma nel periodo della riproduzione risale il corso dei fiumi.

 

  • L'ANGUILLA

E' una specie migratrice che si accresce nelle acque dolci o salmastre, dove si trattiene per alcuni anni per ridiscendere poi al mare e compiere un lungo viaggio verso le zone di riproduzione, localizzate nel Mar dei Sargassi, nell'Oceano Atlantico.  Dopo la schiusa le larve vengono trasportate dalle correnti verso le coste d'Europa, dove arrivano dopo un viaggio durato 2-4 anni. Fra dicembre e maggio le giovani anguille risalgono i fiumi dove si accrescono e dove rimarranno fino alla maturità sessuale. La produzione italiana di anguilla è ai vertici europei. Deriva per la maggior parte dall'allevamento intensivo e la sua commercializzazione avviene su due pezzature: il buratello, per il mercato italiano e olandese, il capitone, per quello tedesco. In provincia di Treviso l'allevamento è una realtà significativa, con radici nella tradizione passata e con la presenza di 8 allevamenti nelle aree di Resana, Monastier e Roncade. La Marca contribuisce a circa il 13% dell'intera produzione nazionale. Circa il 90% del prodotto viene esportato, soprattutto verso la Germania, ma l'anguilla è un prodotto tipico proposto dalla ristorazione locale in molte varianti, ricercatissima dai buongustai, che la amano in diverse ricette, a seconda della sua grandezza.

 

 

 
 

 

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I Formaggi Thu, 20 Aug 2009 19:08:22 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)

FORMAGGI DELLA PROVINCIA DI TREVISO

In Veneto vengono prodotti e commercializzati formaggi di antichissima tradizione rurale, trasmessa fino ai giorni nostri grazie all'abilità dei caseari e alla qualità dei prodotti. Nella provincia di Treviso tutti i formaggi tipici sono rappresentativi, indipendentemente dalla loro diffusione sul mercato e dall'eventuale riconoscimento DOP.

Possono essere classificati in base al contenuto di grassi, alla consistenza della pasta, alla temperatura di cottura della cagliata, al periodo di stagionatura.

 

ASIAGO La zona di produzione dell'Asiago comprende l'intero territorio della provincia di Vicenza e di Trento, i comuni di Carmignano diBrenta e Rovolon in provincia di Padova e la fascia collinare e subcollinare ad ovest del Piave in provincia di Treviso. Ha acquisito la denominazione D.O.C. e D.O.P. e dal 1979 è attivo il consorzio di tutela che marchia tutte le forme certificate.

ASIAGO PRESSATO

E' un formaggio per l'uso da tavola, dal sapore delicato e gradevole, così chiamato perché si ottiene pressando la cagliata nelle 'fascere' di legno per favorire un ulteriore spurgo di siero. Prodotto esclusivamente con latte vaccino intero, è un formaggio grasso a pasta semicotta che deve avere una maturazione compresa tra i 20 e i 40 giorni dalla data di produzione.

ASIAGO D'ALLEVO

E' il più antico tra i due tipi di Asiago ed ha un sapore più accentuato. E' così detto perché dalla sua produzione viene curato e seguito passo passo fino alla completa stagionatura che può essere di sei mesi ed oltre (Vecchio), quindi 'allevato'

BASTARDO DEL GRAPPA

 

Tipico delle malghe del Grappa, viene prodotto aggiungendo il caglio al latte caldo e stagionato per oltre 60 giorni. Ha sapore dolce, più marcato e fino al piccante con la stagionatura. Nel 2000 la Provincia ha fatto richiesta di riconoscimento D.O.P. al Ministero delle Politiche Agricole.

CASATELLA TREVIGIANA D.O.P.

Può essere considerato prodotto tipico di tutta la provincia. Di origine contadina, il termine deriva da 'casada' perché prodotto dalle donne in ambito familiare. Spesso ancora prodotta con metodi artigianali, è a pasta cruda e molle e la maturazione avviene in 4-8 giorni. E' un formaggio dolce e fresco. Il Consorzio di tutela è stato costituito nel 1999.

CAVASO MEZZANO

Prodotto esclusivamente nella Latteria Pedemontana del Grappa di Cavaso del Tomba, è un formaggio a pasta semidura prodotto con latte vaccino intero. Oltre che in provincia di Treviso, è apprezzato anche in Piemonte e Lombardia. Il sapore è dolce e fusibile al palato.

COSTABELLA

Così chiamato in riferimento alla caratteristica zona collinare che sovrasta la latteria denominata 'la via Costabella', è prodotto solo nella Latteria di Conegliano in Collalbrigo. A pasta molle, è pronto per il consumo dopo 25 giorni di stagionatura ma può essere stagionato anche fino a tre mesi. Ha forma quadrangolare, sapore dolce, tendente al saporito e a volte leggermente piccante con l'avanzare della stagionatura.

FELETTO

Prodotto esclusivamente nella Latteria Perenzin di San Pietro di Feletto. Anche se ha una pasta abbastanza morbida, è caratterizzato da una stagionatura spinta fino anche a tre mesi. Dolce e nello stesso tempo saporito, è prodotto da oltre 70 anni.

GRANA PADANO

La zona di produzione nel Triveneto comprende le province di Padova, Rovigo, Trento, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza. E' un formaggio D.O.P. tra i pochi al mondo che si prepara a festeggiare il millennio di età. La sua culla è la bassa Lombardia e nasce tra le mura dei monasteri. Il nome 'Grana' è ispirato all'aspetto della sua pasta. Col passare dei secoli secondo metodologie invariate che assicurano al prodotto le caratteristiche che lo hanno reso celebre nel mondo. Ha un profumo fragrante ed un sapore intenso ma morbido che si accentua con la stagionatura di un anno e più, nei cui magazzini avvengono i controlli e le selezioni delle partite. Si consuma grattugiato, a scaglie o lamelle. L'accostamento classico è con le pere, il più tradizionale con il pane casereccio, ma piace anche da solo come aperitivo, accompagnato da vini bianchi, fermi, frizzanti o spumanti. Dopo il taglio è consigliabile tenerlo in frigo avvolto in un panno umido. Leggerezza, digeribilità, apporto nutritivo ed energetico lo rendono ideale per i bambini fin dai primi mesi di vita, per gli sportivi, per le donne in gravidanza e durante l'allattamento, per gli anziani.
IMBRIAGO

Prodotto nella zona compresa tra Conegliano e Oderzo. Per l'operazione di 'ubriacatura' vengono impiegate forme di Montasio, Asiago d'allevo, Latteria, con stagionatura minima di due mesi che vengono immerse nel mosto d'uva appena pigiato e vi restano per almeno otto giorni per poi essere asciugate e stagionate per almeno 60 giorni. In origine si usava mosto di Raboso Piave, oggi anche Merlot, Cabernet, Prosecco e uve passite. Il sapore quindi ricorda i vini derivati dall'uva utilizzata per l'ubriacatura; la produzione è molto costosa e limitata. Disponibile da dicembre fino ad esaurimento, nel 2000 è stata fatta la richiesta di riconoscimento D.O.P.

MOESIN

Prodotto esclusivamente nella latteria Agrimontana a Fregona, in provincia di Treviso. Pronto per il consumo dopo circa 20 giorni di stagionatura, mantiene le sue caratteristiche fino a un massimo di 60 giorni. Adatto a tutte le categorie di consumatori, crosta e pasta sono molli. Dal sapore dolce e gradevole, è ideale se gustato con il pane e contorni di verdura fresca. Consigliabile l'abbinamento con il Prosecco spumante.

MONTASIO

Prodotto nell'intero Friuli Venezia Giulia, nella provincia di Belluno, nel territorio ad est del Brenta, nella provincia di Treviso interessa tutta la Marca. Prende il nome dall'omonimo gruppo montuoso delle Alpi Giulie e prima del riconoscimento D.O.P. era chiamato Carnia.  Di vecchie e nobili origini, ha un forte legame con l'ambiente: nelle maggiori zone montane e pedemontane di produzione si praticano ancora l'alpeggio ed il pascolo. E' un formaggio grasso che si insaporisce e diventa piccante con l'invecchiamento. Viene considerato da tavola dopo una stagionatura dai 2 ai 5 mesi e da grattugia dopo 1 anno. Il Consorzio per la sua tutela è recente e si sta occupando della promozione e della commercializzazione del prodotto.

MONTEGRAPPA

Prodotto esclusivo della Latteria Pedemontana del Grappa, nel comune di Cavaso del Tomba, si presenta dolce o stagionato. Il primo ottiene la maturazione in 20-30 giorni dalla fabbricazione e ha crosta sottile, pasta morbida, sapore delicato e gradevole. Il secondo, stagionato dai 6 ai 12 mesi, ha pasta dura e sapore dolce. Molto richiesto da importanti catene della Grande Distribuzione, viene anche esportato negli Stati Uniti d'America.

MORBIDO DI SAN FERMO

Viene prodotto a San Giacomo di Veglia (Vittorio Veneto) presso l'omonima Latteria Sociale. Dalla pasta cremosa e crosta soffice, si consuma dopo 15-20 giorni di stagionatura. Ha un sapore dolce e leggero, ottimo gustato da solo, è eccezionale anche per preparare lasagne e pizze e si adatta ad una clientela variegata.

MORLACCO

Prodotto esclusivamente nella zona del Monte Grappa, in particolare nelle malghe in periodo di alpeggio. La sua origine viene fatta risalire ai tempi in cui abitanti  provenienti dalla Morlacchia, (area compresa tra Istria e Dalmazia) che usavano produrre formaggio, si insediarono sul Massiccio del Grappa. Ha pasta molle e crosta appena percepibile ed è molto apprezzato per il suo sapore salato che ben si accompagna alla polenta abbrustolita.

NEVE DEL GRAPPA

Si produce nel comune di Cavaso del Tomba presso la Latteria Pedemontana. La crosta è sottile e provvista di una muffa bianca che con i propri enzimi interviene nel processo di maturazione. La pasta è burrosa e fondente, il sapore delicato con lieve vena aromatica.

PANNARELLO

Prodotto nella provincia di Treviso e in alcuni comuni del pordenonese, è un formaggio nuovo, fresco e molle, arricchito con l'aggiunta di panna fresca pastorizzata. Non richiede stagionatura e risulta ottimo anche quando, dopo circa 20 giorni dalla produzione, produce una leggera muffa sulla crosta.

ROBIOLA DI CAPREFELICI

Prodotta esclusivamente nella Latteria Perenzin di San Pietro di Feletto, è a base di latte di capra proveniente da allevamenti biologici che viene pastorizzato appena giunto in caseificio. Si presenta come un tombino piccolo e bianchissimo, privo di crosta, morbido e spalmabile. Viene confezionato in vaschette termosaldate che garantiscono una durata del prodotto per oltre un mese.

SILE

Prodotto esclusivamente nel comune di Vedelago, da Latterie Trevigiane, vicino alle quali sgorga il fiume Sile che attraversa la provincia di Treviso. Viene consumato a 30-40 giorni di maturazione. La pasta è morbida e fondente e l'odore richiama il fresco di latte. Il sapore  è dolce e delicato.

SOLIGO

Prodotto esclusivamente a Farra di Soligo, nella Latteria di Soligo, dalla quale prende il nome perché qui viene prodotto fin dalla fine dell'Ottocento, entrando quindi nella storia dell'arte casearia trevigiana. Si consuma fresco oppure mezzano o invecchiato fino ad oltre un anno. Il sapore varia a seconda della stagionatura e nell'invecchiato tende al piccante.

TALEGGIO

Formaggio D.O.P. di origini antichissime, la cui produzione è limitata per legge alla provincia di Treviso. Generalmente prodotto in piccoli caseifici nei quali si è trovato il giusto equilibrio tra innovazione e tradizione, è un formaggio a forma di parallelepipedo quadrangolare, la cui pasta è più molle sotto la crosta rosata perché le forme maturano dall'interno verso l'esterno. Deve essere conservato permettendo il passaggio dell'aria ed è uno dei pochi formaggi che può essere congelato anche fino a sei mesi. Si distingue per l'odore aromatico, buona digeribilità, sapore dolce a volte con retrogusto tartufato.

VALCAVASIA

Prodotto solamente nella Latteria di Cavaso del Tomba che detiene il marchio del nome. La lavorazione è simile a quella del Montasio, ma questo si differenzia perché più morbido, meno cotto e meno stagionato. Dal sapore dolce e non pronunciato, viene commercializzato anche in Piemonte, Puglia e Sicilia.

VALSANA E VALLATA

 

Prodotti esclusivamente nella Latteria di Tarzo e Revine Lago. La Vallata è tipico  della Vallata delle Prealpi Trevigiane, ha sapore dolce ed è pronto al consumo dopo 20 giorni di stagionatura. Presente nelle versioni con peperoncino, origano, pepe, olive.

FORMAGGI D.O.P.

Asiago - Grana Padano - Montasio - Taleggio - Casatella Trevigiana

FORMAGGI A POSSIBILE D.O.P.

Morlacco

 

 

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Gli Ortaggi (e sua Maestà il Radicchio Rosso di Treviso) Thu, 20 Aug 2009 19:08:49 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)  

GLI ORTAGGIradicchio di treviso red cicory

L'ASPARAGO

Cimadolmo (Grave del Piave) e Morgano - Badoere sono le zone della provincia di Treviso a più spiccata vocazione produttiva viste le particolari caratteristiche del terreno e l'antica tradizione culturale.
L'asparago coltivato ai giorni nostri è frutto di una selezione delle varietà spontanee; quello bianco assume la sua particolare imbiancatura e delicatezza perché cresce in assenza di luce e in seno al terreno. L'asparago è un ortaggio originario dell'Europa Orientale, conosciuto anche da Egizi, Greci e Romani.In provincia di Treviso la sua coltivazione è praticata in maniera diffusa e documentata almeno dal periodo della dominazione veneziana e oggi è considerato un prodotto di lusso. Apprezzato per il gusto gradevole e delicato, per le proprietà diuretiche e per il basso contenuto calorico, è mineralizzante e sedativo del cuore.La produzione veneta si concentra soprattutto sull'asparago bianco e il 16% della produzione regionale proviene dalla provincia di Treviso, nella quale si sono diversificate alcune produzioni tipiche di asparago bianco o verde che prendono il nome della località di origine.

 

ASPARAGO BIANCO DI CIMADOLOMO

La zona di produzione è concentrata nel cuore della provincia di Treviso ed interessa i comuni di Breda di Piave, Cimadolmo, Fontanelle, Mareno di Piave, Maserada sul Piave, Oderzo, Ormelle, Ponte di Piave, San Polo di Piave, Santa Lucia di Piave, Vazzola. Solo per l'asparago proveniente da una particolare zona del comune di Cimadolmo è prevista la la menzione aggiuntiva 'Piave'. L'Asparago Bianco di Cimadolmo è coltivato su terreni sabbiosi-limosi, di origine alluvionale, permeabili e accuratamente drenati. Il clima temperato-umido favorisce il rapido accrescimento dell'asparago, consentendo l'ottenimento di turioni bianchi, teneri e privi di fibrosità.Per le sue caratteristiche visive e organolettiche fa parte di quelle nuove varietà di asparago che hanno soppiantato, nella provincia di produzione, varietà più tradizionali, come gli asparagi di Bassano.Nel 2001 ha ottenuto la I.G.P. dalla Comunità Europea, primo asparago in Europa a ricevere tale riconoscimento.

Come si produce
La coltivazione viene praticata nelle asparagiaie, strisce di terreno lunghe un centinaio di metri e larghe due. Il terreno destinato all'impianto viene preparato ad aratura leggera, preceduta o seguita da ripuntatura profonda. Si procede con la
Concimazione e per la produzione di turioni bianchi è inoltre necessario effettuare la pacciamatura con film di plastica nera, che permette un buon controllo delle infestanti anche senza interventi chimici. La difesa fitosanitaria per la produzione dell'Asparago Bianco di Cimadolmo si fonda sulle tecniche che riducono al minimo indispensabile gli interventi chimici. La raccolta inizia a partire dal terzo anno. I primi turioni si raccolgono intorno al 20 marzo e il periodo di raccolta si protrae per 15-20 giorni al terzo anno di impianto, per 40-60 dal quarto anno in poi. Entro le dodici ore successive alla raccolta, gli asparagi, consegnati in mazzi o alla rinfusa, vengono avviati al centro di lavorazione, dove vengono sottoposti ad opportuna refrigerazione.
L'Asparago Bianco di Cimadolmo si presenta di colore totalmente bianco, senza sfumature verdi neppure sulla punta; inoltre deve essere intero, esente da ammaccature ed impurità, privo di umidità eccessiva e odore o sapore estraneo. Molto importante l'etichettatura, dove la designazione dell'I.G.P. attesta la garanzia del prodotto e della zona di provenienza. La coltura nella zona presenta forti motivazioni economiche e sociali e ha ripercussioni ambientali positive grazie al basso utilizzo dei prodotti chimici.
Il conseguimento della I.G.P. è dimostrazione tangibile della particolarità di questo prodotto che si distingue da altri tipi di asparago bianco, con conseguente miglior riconoscimento da parte del consumatore.

ASPARAGO DEL SILE

 

L'area di produzione comprende nella provincia di Treviso i comuni di Casale sul Sile, Casier, Istrana, Morgano, Mogliano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Silea, Treviso, Vedelago, Zero Branco e alcuni comuni del veneziano e della provincia di Padova. Si estende quasi totalmente nel Parco Naturale Regionale del Fiume Sile.
La coltivazione dell'asparago in queste zone è piuttosto recente, ma sta assumendo delle caratteristiche tipiche legate alla particolare composizione del terreno. L'area di coltivazione è caratterizzata dall'abbondanza di acqua, non solo del Sile e delle sue famose risorgive ma anche di numerosi corsi d'acqua e canali artificiali, segno indelebile della regimazione idrica della Serenissima Repubblica.
Molti dei terreni in zona tipica sono il frutto della bonifica avvenuta per successive fasi nei primi decenni del Novecento. Nonostante la vicinanza della laguna, il clima risente fortemente della non lontana zona prealpina e può definirsi tipicamente 'padano' con estati calde, a tratti afose, e inverni con temperature anche abbondantemente sotto lo zero. Le caratteristiche e le tecniche di coltivazione sono simili a quelle dell'Asparago Bianco di Cimadolmo.
Sono previste le sole tipologie 'bianco' o ' verde' con l'esclusione di qualsiasi colorazione incompleta o parziale. Il prodotto viene commercializzato nel mercato regionale, nazionale e comunitario, in particolare in Germania. Presso la Regione Veneto è già stata depositata la domanda per il riconoscimento I.G.P. dell'asparago bianco e verde del Sile

PATATA DI ZERO BRANCO

La coltivazione è sviluppata nelle aree dei comuni di Zero Branco e Morgano (Badoere) e qui si è avviata soprattutto a partire dal dopoguerra.
La batata o patata dolce o patata di Santo Domingo, nota come 'patata americana', prodotta in queste zone, è di tipo allungato, caratterizzata da una particolare colorazione bianca, con polpa molto pastosa e farinosa, molto dolce al palato grazie alla particolare dotazione di zuccheri.
La selezione qualitativa è lasciata all'autonomia dell'agricoltore, che seleziona il meglio del prodotto, per il quale tutte le operazioni, dal trapianto delle piantine alla raccolta, sono fatte a mano. La coltura è praticamente biologica perché, tranne le concimazioni di base, non vengono utilizzati antiparassitari e diserbanti. Le aziende coinvolte sono una settantina e il principale canale commerciale è costituito dai mercati all'ingrosso di Bologna, Milano, Padova, Verona e Treviso.

FAGIOLO BORLOTTO NANO LEVADA

Il Fagiolo Borlotto Nano di Levada faceva parte della coltura agraria pedemontana già ad inizio secolo, quando veniva coltivato in file intercalari al mais oppure tra i filari dei vigneti.
La produzione è diffusa nei comuni di Pederobba, Cavaso del Tomba, Possagno, Cornuda e Crocetta del Montello.
Grazie alla fertilità dei terreni il ricorso a trattamenti chimici è minimo. E' ricco di proteine e fibre, povero di grassi; guadagna sempre più terreno anche nella dieta mediterranea. Per sostenerne la coltura è nata la Confraternita del fagiolo, dalla volontà di alcuni produttori locali che intendono promuovere e salvaguardare il Borlotto Nano Levada (denominazione esatta del prodotto).
Spesso il prodotto secco può essere confezionato e commercializzato in rustici sacchetti di juta del peso di un chilogrammo, mentre per la conservazione sono necessari locali non umidi e ben aerati

PATATA DEL MONTELLO

L'area di produzione è il Montello, collina del trevigiano, in particolare i comuni di Crocetta del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia, Volpago del Montello, Montebelluna, Biadene, Pederiva, Caonada, Venegazzù, Selva del Montello, Bavaria, Santa Croce, Santa Maria della Vittoria, Santi Angeli. La patata è arrivata in Italia dall'America nel 1535 e nel Montello è coltivata dal 1890. Viene coltivata con tecniche tradizionali, usando concime organico. Il terreno argilloso tiene a lungo l'umidità sufficiente alla maturazione e diventa secco a fine luglio, quando i tuberi diventano maturi e nel periodo seguente (circa 20 giorni) la buccia diventa resistente. I diserbanti chimici non sono usati, il trattamenti delle foglie sono a base di solfato di rame e calce contro gli attacchi di peronospora. Il prodotto è insaccato in sacchi di juta o nylon con pesature da 30, 15 e 5 chilogrammi. Sul retro è apposto un cartellino con il marchio della varietà, mentre per la lavorazione e la conservazione vengono utilizzati normali magazzini aziendali. La patata ha proprietà nutrizionali simili a quelle dei cereali, contiene amido, proteine nobili, vitamina C, vitamine del gruppo B, sali minerali. E' uno dei prodotti più noti e amati che compaiono sui nostri piatti; in passato è stata spesso ritenuta un alimento tipico delle tavole più modeste.. Solo di recente è stata rivalutata come merita. In cucina si presta a tutto: sostituisce molte pietanze e ne arricchisce altre. Gustosa e profumata, per la Patata del Montello è stata avviata la richiesta di certificazione I.G.P

PATATA DEL QUARTIER DEL PIAVE

La zona di produzione comprende le aree dei comuni di Vidor e Moriago della Battaglia, situati nella fertile piana della Sinistra Piave. Le varietà più diffuse sono Monnalisa, Spunta e Desirée (la patata rossa) La prima si è particolarmente sviluppata ed è adatta ai fritti, alla purea e agli gnocchi. I terreni presentano un primo strato attivo rossastro, detto ferretto, particolarmente ricco di potassio, sotto al quale vi è una forte presenza di sasso che agisce da prezioso 'volano termico', ai fini della coltivazione della patata. Questa caratteristica è ancora più importante se si pensa al clima freddo della zona. La produzione è concentrata in poche grandi aziende che, oltre ad esercitare l'attività commerciale principalmente sul posto di produzione, si stanno adoperando per ottenere il marchio D.O.P La produzione totale raggiunge ormai 1 15.000 q.li e la sua qualità è garantita dal marchio Patata del Quartier del Piave, ormai noto a livello nazionale. Già da qualche anno viene presentata a Palazzo Valdina della Camera dei Deputati nell'ambito della manifestazione "Roma e il fiore d'inverno", insieme al radicchio trevigiano; oltre al suo ruolo nei rinomati piatti tipici, se ne apprezza ora anche l'impiego nei piatti dolci, a base di cocco e cioccolato. Patata del Montello e Patata del Quartier del Piave rientrano a buon diritto nella lista dei sapori tradizionali e intoccabili della Marca.

PEPERONI DI ZERO BRANCO

peperone zerobrancoL'area di produzione è quella del comune di Zero Branco. L'originaria varietà coltivata in questa zona, il "Quadrato d'Asti", nel tempo ha subito modifiche migliorative fino ad ottenere le tipologie attualmente coltivate, tra le quali spicca l'alta qualità del "Pathos Giallo". Sono raccolti a mano insieme al loro picciolo. La loro qualità dipende dalla consistenza, dallo spessore della polpa, dal colore che deve essere giallo brillante, dalla forma regolare, dalla pezzatura e dal gusto che non deve essere piccante. Queste caratteristiche si esprimono al meglio nel peperone di Zero Branco, con soddisfazione dei consumatori. E' in assoluto l'ortaggio più ricco di vitamina C, è un ottimo antiossidante naturale, combatte i radicali liberi ed è utile nella prevenzione dei tumori e delle malattie coronariche.. Un tempo i peperoni di Zero Branco erano una fonte di reddito integrativo perché molto conosciuti ed apprezzati sul mercato milanese e tedesco. Negli ultimi anni la coltura è molto diminuita a causa di malattie, ma lo sviluppo di alcune cooperative tra produttori pare stia incrementando la produzione, anche perché la richiesta dell'ottimo peperone di Zero Branco non è mai venuta meno, proprio per l'elevata qualità di questo ortaggio. Che si presta anche a preparazioni gastronomiche di grande bontà ed interesse.

PISELLO DI BORSO DEL GRAPPA

Il 'Biso de Borso' è un prodotto locale, specifico della Comunità Montana del Grappa. Interessa solo il territorio del comune di Borso del Grappa. Si distingue per la sua dolcezza. Qualità e pregi vengono esaltati nel raccolto primaverile perché è in questo momento che i semi sono teneri e di sapore delicato. La coltivazione avviene con il metodo 'bio', ossia con la rotazione triennale, impiego di letame bovino, esclusione di concimi chimici o pesticidi, e la raccolta avviene da inizio a metà giugno. Le proprietà del terreno e del clima mite fanno sì che il legume abbia caratteri peculiari e maturi precocemente. Coltivato nella zona del Grappa a partire dal 1800, un tempo veniva portato ai vicini mercati di Asolo, Bassano e Crespano.
L'Associazione Bisicoltori ha per scopo la promozione della coltivazione e del consumo del 'Biso de Borso', e l'organizzazione della produzione e della commercializzazione. Poiché la domanda è mediamente superiore all'offerta, il prodotto viene solitamente prenotato all'azienda produttrice. Il suo valore alimentare deriva dal contenuto elevato di proteina grezza e dal buon equilibrio di aminoacidi indispensabili.

RADICCHIO TREVIGIANO

La magnifica 'triade' dei radicchi della provincia di Treviso è composta dai Radicchi Rosso tardivo e Rosso precoce di Treviso e dal Radicchio Variegato di Castelfranco.
Tutti, alle spalle hanno una storia agricola e socio-economica documentata che li rende unici nel panorama mondiale degli ortaggi.
A livello nazionale il Veneto è al primo posto nella produzione di radicchio in genere, e quelli di Treviso e Castelfranco sono imbattibili sul piano della qualità, collocandosi in una fascia di mercato medio-alta. Per la loro tutela e promozione è nato il Consorzio Radicchio di Treviso. Del 'fiore d'inverno' trevigiano si è parlato molto anche perché nel 1998 è stato inviato nello spazio nella missione dello Space Shuttle nell'ambito di un programma di sperimentazione per le future colture 'spaziali' voluto dalla Provincia di Treviso, dal Consorzio e dagli studenti dell'Istituto Tecnico 'J. Riccati' di Treviso.
Il Radicchio di Treviso è stato anche il primo prodotto alimentare ad essere promosso nel ristorante del Senato.
E' una pianta che necessita di terreni freschi, profondi, ben drenati e non eccessivamente ricchi di elementi nutritivi e che trova le migliori condizioni nelle estati fresche, con precipitazioni regolari, seguite da autunni asciutti con temperature notturne moderatamente basse.
Le tecniche di coltivazione devono essere sempre seguite con la massima cura. E' un ortaggio dalle proprietà depurative e diuretiche, toniche e lassative, facilita la digestione, ha un basso contenuto calorico e una buona percentuale di vitamine A e B2.
Di origine incerta, il radicchio appare in Italia nel XVI secolo in provincia di Treviso, ma se ne hanno notizie sicure solo a partire dalla seconda metà dell'800. La sua consacrazione si ebbe per opera dell'agronomo Giuseppe Benzi, il quale diede vita alla prima mostra del radicchio il 20 dicembre 1900, nella centrale Loggia DI Piazza dei Signori a Treviso. Per secoli è stato il cibo della povera gente, ma col tempo si è trasformato nel più ricercato e prelibato ortaggio invernale.

RADICCHIO ROSSO TARDIVO DI TREVISO

In provincia di Treviso è coltivato nei comuni di Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Istrana, Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco. Caratteristiche
Presenta germogli regolari, uniformi e compatti, foglie serrate e avvolgenti, cespo corredato di una porzione di radice a fittone perfettamente toilettata e di lunghezza proporzionale alla dimensione del cespo, comunque non superiore a 6 centimetri. Ha un lembo fogliare rosso vinoso intenso con nervature secondarie appena accennate; la nervatura principale è completamente bianca.
E' croccante nella consistenza ed il sapore è gradevolmente amarognolo; i cespi hanno un peso minimo di g. 100. Ne esistono due categorie di qualità: 'extra' e 'prima'.
Tecniche di produzione
Deve essere seminato entro il mese di luglio, mentre il trapianto deve avvenire entro il mese di agosto. La raccolta si effettua dal 1 novembre e comunque dopo che la coltura abbia subìto almeno due brinate, per favorire la colorazione rossa della pianta.
La tradizionale lavorazione post-raccolta si articola nelle fasi di pre-forzatura, di forzatura-imbianchimento, di toelettatura..
Nella prima si puliscono le piante raccolte riunite in mazzi di 20-30 unità o collocate in gabbie di plastica a fondo retinato o traforato. La seconda è l'operazione più importante perché consente di esaltare i pregi organolettici, merceologici ed estetici del radicchio. I cespi sono immersi verticalmente in vasche contenenti acqua risorgiva a 11° C. per un periodo massimo di 25 giorni; in questo modo vengono a formarsi nuove foglie (che in assenza di luce sono prive di pigmenti clorofilliani) color rosso intenso, le quali perdono di consistenza fibrosa e assumono croccantezza e sapore gradevolmente amarognolo.
I cespi vengono poi portati a 18-20° C. posti su materiali assorbenti affinché raggiungano la completa maturazione.
Con la terza fase, i cespi sono liberati dai lacci e dalle cassette, ripuliti dalle foglie deteriorate e lavati prima di essere confezionati in contenitori sigillati di legno, plastica o cartone.

RADICCHI ROSSO PRECOCE DI TREVISO I.G.P. La produzione coinvolge i comuni di: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Monastier, Morgano, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X°, Roncade, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zenson di Piave, Zero Branco.

Caratteristiche
Presenta un cespo voluminoso allungato, ben chiuso, corredato da modesta porzione di radice, foglie caratterizzate da una nervatura principale bianca molto accentuata che si dirama in numerose penninervie nel rosso intenso dello sviluppato lembo fogliare.
Ha sapore leggermente amarognolo ed una consistenza mediamente croccante. I cespi hanno un peso minimo di g. 150, lunghezza (senza radice) di 18-25 centimetri.
Tecniche di produzione
Analogamente a quello tardivo, deve essere seminato entro il mese di luglio, e il trapianto deve avvenire entro il mese di agosto. La raccolta si effettua dal 1 settembre. La lavorazione post-raccolta si articola anch'essa in una serie di fasi. Nella prima, i cespi sono liberati dalla eventuale legatura e le foglie esterne prive dei requisiti minimi vengono asportate. Successivamente si effettua la toelettatura del colletto e del fittone. In una seconda fase il radicchio viene posto in grandi recipienti colmi di acqua corrente, lavato e le foglie prive dei requisiti di qualità rimaste vengono eliminate. A questo punto è pronto per essere confezionato in contenitori sigillati di legno, plastica o cartone.

RADICCHIO VARIEGATO DI CASTELFRANCO I.G.P.

La zona di produzione comprende i comuni di: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X°, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco.
Caratteristiche
Il cespo del radicchio variegato ha forma bella e colori splendidi; presenta un primo giro di foglie piatte, un secondo un po' più sollevato, un terzo ancora più inclinato e così via, fino al cuore. Le foglie sono spesse e frastagliate, la superficie ondulata, la forma rotondeggiante.
Il loro colore è bianco-crema con variegature, distribuite su tutta la pagina fogliare, che vanno dal viola chiaro al rosso violaceo, al rosso vivo. Il sapore varia dal dolce al gradevolmente amarognolo molto delicato. I suoi cespi hanno un peso minimo di g. 100 ed un diametro minimo di 15 centimetri.
Tecniche di produzione
La semina deve essere effettuata dal 1 giugno al 15 agosto; il trapianto dal 15 giugno al 31 agosto. La raccolta comincia il 20 settembre. La lavorazione post-raccolta si articola in tre fasi: nella pre-forzatura si puliscono le piante raccolte che vengono poste in gabbie di plastica con fondo retinato. Nella forzatura-imbianchimento vengono esaltati i pregi organolettici, merceologici ed estetici del radicchio. I cespi sono immersi verticalmente in vasche contenenti acqua risorgiva a 11° C. per un periodo di 20 giorni oppure collocati in magazzini, serre, tunnel o direttamente in pieno campo, purché venga garantito il giusto grado di umidità e calore alle piante; in questo modo le nuove foglie, che in assenza di luce sono prive o quasi di pigmenti clorofilliani, mettono in evidenza la variegatura sullo sfondo della lamina fogliare, perdono consistenza fibrosa, assumono croccantezza ed un sapore gradevolmente amarognolo. I cespi vengono poi portati a 18° C: su materiali assorbenti affinché raggiungano la completa maturazione. Nella toelettatura i cespi vengono liberati dai lacci e dalle cassette, ripulita dalle foglie deteriorate e lavati prima di essere confezionati in contenitori sigillati di legno, plastica o cartone.

RADICCHIO VERDOLINO O VERDON

I comuni coinvolti nella produzione sono: Casale sul Sile, Casier, Istrana, Monastier, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso Roncade, San Biagio di Callalta, Treviso, Zero Branco.
Caratteristiche
E' una pianta abbastanza rustica, con forma a rosetta, dal colore generale verde intenso e cuore dal colore verde-giallo, del diametro totale di circa 7-8 centimetri. Il cespo nella parte centrale della rosetta forma un piccolo grumolo di media consistenza.
Tecniche di produzione
Viene seminato in settembre, successivamente si attua un diserbo ed alcune irrigazioni in base al clima stagionale. In settembre ed ottobre si pratica un taglio di tutta la parte aerea per contenere la vegetazione ed ottenere la formazione di un nuovo cuore. Se l'inverno è particolarmente rigido, il prodotto viene coperto in campo per farlo maturare ed aumentarne la croccantezza. La raccolta si svolge a mano dai primi di dicembre a fine marzo, utilizzando un coltello a lama corta. Portato in azienda, è sottoposto a toelettatura e pulizia delle foglie esterne più rovinate, lavato in acqua corrente e confezionato alla rinfusa in casse di circa 4-5 chilogrammi.
Attualmente il prodotto è commercializzato solo fresco e consumato crudo in insalata. Il 'Verdòn', oggi utilizzato quasi sempre come contorno, un tempo era una delle basi alimentari del mondo rurale locale tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.

I FUNGHI COLTIVATI

Gli impianti per la coltivazione sono concentrati nei comuni di Carbonera, Istrana, Moriago della Battaglia, Paese, Pederobba, Trevignano, Vedelago. L'avvio della coltivazione nella provincia di Treviso avvenne negli anni '60 ad opera di alcuni imprenditori pionieri che operavano nelle zone del Montello. Oggi la Marca ricopre un posizione di spicco nel settore, producendo circa il 22% del totale nazionale.
Caratteristiche
Tra i funghi coltivati nella provincia di Treviso, il più diffuso è il Prataiolo o Champignon, seguito dal Pleuroto, in veneto 'Sbrisa' e dal Piopparello.
Il Prataiolo è di medio-grandi dimensioni, il cappello è biancastro, il gambo è sodo, pieno, bianco e provvisto di un anello semplice, che scompare abbastanza presto. Le lamelle giovani sono rosa, mentre i cappelli più vecchi hanno già lamelle bruno-nerastre e distribuiscono spore nero-violette; per questo è preferibile consumare gli esmplari più giovani.
Il contenuto proteico dei funghi supera quello di patate e spinaci, con una quantità elevata di aminoacidi essenziali e forniscono sali minerali come potassio e fosforo. Danno un basso apporto calorico e sono ricchi di fibra.
Tecniche di coltivazione
I locali per la coltivazione sono costruzioni in muratura o in pannelli isolanti. Raffinati impianti di condizionamento permettono di ottimizzare temperatura, umidità, concentrazione di ossigeno e anidride carbonica. Le fasi di lavorazione sono: ricambio periodico del substrato; sterilizzazione dei locali; fermentazione e pastorizzazione del substrato; inoculazione del micelio; incubazione; produzione; raccolta ed immissione in consumo.

TARTUFO Le aree tartuficole in provincia di Treviso sono limitate ed interessano i comuni che confinano con la provincia di Vicenza fino a Maser, e con quella di Venezia, da Mogliano Veneto a Povegliano. L'interesse per questa coltura in Veneto sta aumentando ed è cresciuto il numero di operatori del settore commerciale e della ristorazione. La specie di tartufo rinvenuta frequentemente nella Marca è il Tuber brumale o tartufo nero d'inverno che si adatta alle condizioni pedo-climatiche del trevigiano ed è situato soprattutto nei parchi, nei giardini e lungo i viali sotto i tigli. Viene considerato una sorta di 'carne vegetale' per il contenuto di proteine, importanti aminoacidi e sali minerali.
 

 

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La Frutta Thu, 20 Aug 2009 19:09:23 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)  

LA FRUTTA

                           


 

ACTINIDIA (KIWI) La produzione è diffusa in tutta la provincia di Treviso ed è iniziata circa venticinque anni fa, importata dalla Nuova Zelanda in un'azienda del Conte di Collalto. Il kiwi proveniente dalla zona pedemontana trevigiana si distingue dal prodotto nazionale per la colorazione bionda, l'assenza del torsolo centrale ed un equilibrio tra zuccheri-acidi che lo rendono simile al kiwi neozelandese.

E' uno dei frutti di più recente introduzione nella nostra alimentazione, originario della Cina Orientale, ha come patria adottiva la Nuova Zelanda, che ha ribattezzato il frutto con il nome del suo tipico uccello. E' in assoluto il frutto più ricco di vitamina 'C', più degli agrumi e delle fragole; ha buone quantità di calcio e fosforo, essenziali per la salute delle ossa a qualsiasi età. Poco calorico, ricco di magnesio e ferro, è un tonico contro lo stress quotidiano. L'Italia è leader mondiale come produzione e il 90% di quella della Marca viene esportato soprattutto nel Nord Europa.

Date le particolari caratteristiche del prodotto, legate a quelle della zona di produzione, è stata fatta richiesta del riconoscimento I.G.P. per il kiwi della Marca Trevigiana.

CILIEGIA DEI COLLI ASOLANI

La coltivazione è particolarmente importante nell'area collinare e pedecollinare che si estende da Cornuda ad Asolo e Maser. Qui praticata fin dal Medio Evo, grazie alle favorevoli condizioni climatiche e al territorio collinare, esposto al sole e poco argilloso, è solitamente consociata alla vite o ad alberi sparsi, mentre sono più rari, ma in via di sviluppo, i ciliegieti specializzati.

La ciliegia più tipica è la 'Mora di Maser' . Matura la seconda decade di giugno ed ha un colore rosso scuro, polpa succosa e aderente al nòcciolo, peduncolo breve. Le altre varietà significative sono: Roana, Sandra, Durone.

La fioritura del ciliegio avviene in primavera contemporaneamente alla comparsa delle foglie. Uno spettacolo della natura tra le colline della zona per la densità floreale di colore bianco, che dona alla chioma degli alberi un fiabesco candore. Dai fiori, avvenuta la fecondazione, si formano le ciliegie, disponibili per un breve periodo dell'anno: da giugno a fine luglio. Per una migliore conservazione devono essere raccolte nell'esatto momento della maturazione, in ottime condizioni, scelte con attenzione, sode, prive di ammaccature. Devono essere conservate per un periodo limitato in un luogo fresco e poco umido, mai in un sacchetto di plastica. Le ciliegie, oltre ad essere ricche di vitamine A, B1 e B, contengono anche proteine, sali minerali di potassio, calcio, magnesio, ferro, fosforo, oltre ai principi disintossicanti e depurativi. Godono di una azione diuretica e antiurica. Ricche di zuccheri, ma con un minimo apporto calorico, presentano un buon assortimento di acidi organici importanti per l'equilibrio acido-base del corpo e una discreta quantità di potassio, elemento fondamentale nel controllo dell'ipertensione arteriosa. E' consigliata anche a chi soffre di reumatismi e, per le vitamine che contiene, ai bambini e agli adolescenti.
MARRONI
In provincia di Treviso la coltivazione dei marroni e delle castagne è diffusa in tutta la fascia pedemontana e coinvolge più di 350 aziende. La maggiore tipicità riguarda però i marroni, che si distinguono dalle castagne non solo per le maggiori dimensioni, ma anche per una diversa valutazione commerciale del prezzo del prodotto, per un colore più chiaro con striature scure ben marcate, forma ovale allungata, buccia sottile con pellicola che si stacca con facilità, polpa gustosa e dolce, resistente alla cottura.

Quello che oggi rimane è solo parte del ricco e importante patrimonio boschivo dove il castagno regnava sovrano. Centinaia di ettari venivano usati pubblicamente: si parlava di 'beni comunali' che, pur appartenendo da secoli alle singole comunità, la Repubblica di Venezia, a partire dal secolo XVI, volle con atti ufficiali dare in uso alle stesse comunità. Il frutto era il prodotto più importante: la sua spartizione veniva regolamentata da particolari norme.

La successiva vendita di questo patrimonio, a partire da metà Seicento, e il venir meno di norme collettive e solidali, provocheranno il lento abbandono dei castagneti che verranno utilizzati a fasi alterne per il rifornimento di legna da ardere, per la produzione di frutti per l'alimentazione umana e animale e per ricavare legno per usi industriali. Saranno decimati poi a inizio Novecento dalla comparsa di alcune malattie. Una maggiore attenzione alla castanicoltura si ebbe nella prima metà dell'800, sotto l'Impero Asburgico, dove vennero messi in evidenza, attraverso gli Atti del Catasto, la qualità e la classe delle castagne, a seconda dell'ubicazione dei castagneti.

Per secoli, strumenti, pratiche e conoscenze agronomiche, sapienze tecniche, si sono tramandate tra generazioni.

Contratti, documenti privati e ufficiali ci testimoniano di questa presenza pervasiva del castagno nella vita privata e sociale delle comunità della zona: c'era una civiltà del castagno e nella Marca è già stato attivato un Progetto di Recupero e Valorizzazione dei Castagneti.

Il marrone è stato per lunghi periodi uno degli alimenti che hanno aiutato le nostre popolazioni montane a superare momenti critici. Raccolto ancora oggi secondo i vecchi metodi tradizionali, bacchiato con lunghe pertiche di canna, messo a mucchi (rissare) a macerare per venti giorni nel riccio, scelto e confezionato opportunamente, giunge sulla tavola portando un sapore antico che profuma di bosco.
MARRONE DI COMBAI D.O.P. L'area di produzione si estende nel territorio degli 11 comuni compresi nei confini amministrativi della Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane: Cison di Valmarino, Cordignano, Follina, Fregona, Miane, Revine Lago, Sarmede, Segusino, Tarzo, Valdobbiadene e Vittorio Veneto

. Il prodotto presenta forma ovoidale quasi ellittica. La buccia marrone scuro, brillante con striature e solcature molto evidenti, si stacca con facilità. La polpa biancastra a pasta farinosa, è dolce e resistente alla cottura. E' molto esigente in termini di terreno e clima: salendo lungo i ripidi versanti prealpini, la temperatura diminuisce determinando una progressiva variazione dei consorzi vegetali presenti. Il limite altimetrico per il castagno in quest'area si colloca a circa m.800-900 s.l.m. e scende notevolmente nel caso delle piante da frutto (m.600s.l.m.).

Il castagno predilige terreni sciolti, profondi, leggeri, freschi, ricchi di potassio e fosforo, preferibilmente acidi, con un buon grado di sostanza organica, migliorati dall'humus prodotto dalla decomposizione delle sue foglie. L'albero può raggiungere tranquillamente i 400-500 anni.

Il frutto è mineralizzante ed energetico, dal discreto contenuto di calcio e fosforo. Viene commercializzato sfuso e pronto per il consumo nelle varie manifestazioni pubbliche, o confezionato allo stato fresco, in contenitori approvati dall'Associazione Produttori del Marrone di Combai, nata nel 1995 per riunire tutti i produttori di marroni dell'area castanicola pedemontana, ed attuare strategie comuni di valorizzazione, miglioramento e commercializzazione del prodotto.
MARRONI DEL MONFENERA D.O.P. L'area di produzione si estende nei comuni della Pedemontana del Grappa e del Montello: Borso del Grappa, Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, Pederobba, San Zenone degli Ezzelini, Fonte, Asolo, Maser, Castelcucco, Monfumo, Cornuda, Montebelluna, Caerano di San Marco, Crecetta del Montello, Volpago del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia.

Il Monfenera è il monte su cui è sorta e si è sviluppata la castanicoltura della pedemontana, cuore della zona dei marroni di Pederobba. Una terra generosa, meta di numerosi turisti amanti delle bellezze boschive, particolarmente adatta alla coltivazione del castagno, grazie alle condizioni climatiche temperate e alla composizione chimico-fisica del terreno, fattori indispensabili per ottenere marroni di elevata qualità e particolarmente diversi da altri tipi di castagne che si trovano comunemente sul mercato.

La castanicoltura ha da sempre rappresentato e tuttora costituisce un fattore importante per l'economia rurale in questa area della pedemontana del Grappa.

Condotta con impegno e attenzione senza trattamenti antiparassitari e concimazioni, è una tradizione che non è mai venuta meno e che ha permesso di qualificare i marroni del Monfenera come un prodotto tipico del luogo, raccolto con cura e selezionato in base alla pezzatura. La posizione felice di Pederobba che domina il Piave con alle spalle il Monfenera, la cortesia e l'ospitalità della gente del luogo, fanno di questa zona la meta ideale per conoscere e degustare questo frutto, ben apprezzato anche dai Dogi della Serenissima Repubblica Veneta. Oltre al prestigioso Marrone, sono presenti anche la Castagna Rossa del Monfenera e la Castagna della Madonna.

I marroni sono destinati al mercato del consumo fresco e per incentivare la ricostruzione di castagneti è nata l'Associazione Produttori Marroni del Monfenera.
MELA DI MONFUMO La zona di produzione è quella di Monfumo, ai piedi del Monte Grappa, inserita in un magnifico contesto collinare, non ancora contaminato dalle zone industriali e residenziali.

La mela è rossa, piccola, profumata, molto farinosa e va consumata prima dell'inizio dell'inverno. Favorisce la digestione ed è antiossidante. Viene coltivata su terreni soleggiati e argillosi, seguendo un programma colturale privo di trattamenti antiparassitari. In alcune aziende le mele vengono trasformate in sidro, succo, grappa e marmellate; confezionate con regolare etichetta e commercializzate in contenitori di vetro ben sigillati.
NOCE DA FRUTTO La produzione si situa nelle aree limitrofe ai comini di Chiarano e Cessalto. Il suo incremento si deve soprattutto alla Società Cooperativa 'Il Noceto': Si tratta di colture proveniente da vivai francesi, più produttivi rispetto alle altre varietà nazionali. Il prodotto viene lavorato e confezionato in un moderno stabilimento di Chiarano, è naturale e dall'aspetto rustico perché lavato senza additivi chimici e viene accuratamente selezionato eliminando le noci vuote o difettose. Le noci sono molto nutrienti, ricche di sostanze utili per l'organismo: gli acidi polinsaturi, presenti in percentuale del 70% circa nell'olio di noce, fra cui anche i preziosi omega 3; contengono anche potassio, magnesio, fosforo, zolfo, ferro, calcio, vitamine A, B, C. Quindi è un alimento prezioso, da consumarsi regolarmente ma con moderazione, dato l'alto contenuto calorico.
PESCHE DA POVEGLIANO E VILLORBA Le colture sono principalmente localizzate nell'alta provincia di Treviso, in particolare nei comuni di Povegliano e Villorba, ma anche Spresiano, Ponzano, Arcade, San Fior, Godega di Sant'Urbano.

Caratteristica della produzione del luogo è l'elevata gamma delle varietà di pesche che maturano dal 10 giugno al 30 settembre: sono pregiate e coltivate con sistemi che esaltano le potenzialità naturali dell'ambiente. Le pesche depurano l'organismo, regolano l'alcalinità del sangue, sono diuretiche, lassative, valide contro reumatismi e artrite, e ricche di vitamina A.
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Il Latte Fresco Thu, 20 Aug 2009 19:09:49 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)

IL LATTE FRESCO

 

Il latte è elemento base della nostra alimentazione e della produzione dei formaggi. Anche se il latte fresco non è al momento caratterizzato da marchi di tutela, merita attenzione perché può essere ben considerato un prodotto dell'agricoltura trevigiana. Infatti, proviene da stalle selezionate, presenti in tutto il territorio della provincia. Nel trevigiano, la Latteria di Soligo, nata nel 1883, fu la prima in Italia ad introdurre il latte fresco pastorizzato parzialmente scremato che oggi rappresenta quasi il 50% del consumo quotidiano. Il latte fresco pastorizzato Alta Qualità è l'unico prodotto con tale definizione, in virtù di una specifica legge che fissa norme molto severe (bovine appositamente selezionate, igiene assoluta nelle stalle) perché sia veramente di alta qualità. La necessità di tutelare e valorizzare il patrimonio bovino della provincia ha condotto alla certificazione dello stabilimento di trasformazione della materia prima in latte alimentare. Vi è ora la necessità di una certificazione di autocontrollo a livello di stalla, di allevamento, di mungitura, di gestione del latte prodotto alla quale sta lavorando l'Associazione Interprovinciale Produttori Latte di Belluno, Treviso, Venezia, che raccoglie quasi tutti i produttori della Provincia di Treviso. Nella Marca, tra caseifici e latterie, sono una cinquantina i punti vendita in cui trovare i prodotti dell'A.I.PRO.LAT

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Il Miele Thu, 20 Aug 2009 19:10:24 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)

MIELE

Le aree più vocate alla produzione di miele in provincia di Treviso sono quelle collinari del Montello con un elevato numero di acacie, e quelle della Comunità Montana del Grappa, dove vi sono molte zone alberate e prati anche non falciati che esercitano una forte attrazione per le api. Il miele di acacia è il più tipico di queste zone, quasi incolore, a volte giallo paglierino, molto gradevole.

Altri tipi di miele prodotti nel Montello sono il 'Millefiori' primaverile, di colore ambrato anche molto chiaro e il 'Millefiori' estivo, di colore ambrato scuro, con odore più marcato rispetto al primo.

Si possono trovare anche, in primavera-estate, mieli di tarassaco, mieli di tiglio e mieli di castagno.

Quest'ampia varietà caratterizza l'area montelliana come una delle più valide dell'intera regione.

Oltre ad essere ottimi mieli ottimi al profumo e soprattutto al sapore, quelli prodotti in tutto il Montello hanno un pregio che non va assolutamente sottovalutato: quest'area, pur abbastanza lavorata dal punto di vista agricolo, è caratterizzata da un bassissimo livello di inquinamento, per cui il miele è puro e sanissimo.

Per offrire ai consumatori le più ampie garanzie qualitative, i produttori montelliani sottopongono il loro miele ad accurate analisi, orgogliosi di mettere sul mercato un prodotto sano, dalle caratteristiche organolettiche molto elevate e con una richiesta che è costantemente in crescita.
 

 

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L'Olio Thu, 20 Aug 2009 19:10:48 GMT info@trevisoeasy.it (mario conte)  

OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA VENETO DEL GRAPPA D.O.P.

L'olivo, pianta di origini antichissime, ha visto sviluppare la sua coltura in tutto il bacino del Mediterraneo edè stata introdotta in Veneto dai coloni romani, ma le prime testimonianze storiche risalgono al IX secolo. L'olivocoltura nella nostra regione ha vissuto una marcata ripresa dopo la prima guerra mondiale, anche grazie al sostegno economico degli enti locali.

Nella provincia di Treviso l'area di produzione coinvolge la Pedemontana trevigiana da Borso del Grappa a Cordignano e si è sviluppata grazie all'opera dell'Associazione Trevigiana Olivicoltori.

Ottenuto prevalentemente dalle varietà Frantoio e Leccino, è verde oro con modeste variazioni del giallo; sa di fruttato di varia intensità e anche al gusto si sente un fruttato con sensazione di amaro per gli oli freschi. L'acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non è superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio. Ogni fase di lavorazione è accuratissima, dalla raccolta, che viene effettuata in tempi brevi, fino al trasporto e alla lavorazione.

La Marca, dunque, si presenta con una produzione di alta qualità dovuta al clima e alla composizione del terreno di coltura. Grazie ai tratti pedo-climatici, l'uso degli antiparassitari è ridotto al minimo, il che conferisce all'olio un ricco spettro di proprietà organolettiche, apprezzabile appieno in un consumo a crudo. L'olio trevigiano, nascendo molto a nord rispetto all'area tradizionale dell'ulivo, ha caratteristiche particolari: è molto più delicato degli oli prodotti nel centro-sud, non ha sentori salmastri come l'olio ligure, non modifica il sapore degli alimenti cui viene sposato; semmai li esalta. La produzione è di nicchia, ma per queste sue caratteristiche ha un futuro ricco di soddisfazioni. Il suo uso in cucina, anche ad alte temperature, consente il mantenimento dei sapori, favorisce una maggiore digeribilità e mantiene inalterate alcune proprietà dell'olio, prima, e dei prodotti cotti, poi.

Si accompagna egregiamente a grigliate di pesce, verdure bollite, legumi. Deve essere conservato in ambienti freschi, asciutti e lontano da fonti di calore, a una temperatura compresa tra i 14 e i 20 ° C.

 

 

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