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Sapori di Marca
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LA MARCA DEI SAPORI  Una terra da scoprire
Scegliere l'enogastronomia trevigiana significa scoprire un panorama di sapori e tradizioni unico e ricco, che esprime il profondo legame esistente tra il territorio e la propria gente e fornisce un notevole plusvalore qualitativo e culturale alla provincia.
La scoperta dei prodotti tipici della Marca Trevigiana implica l'incontro con produzioni di qualità, portate avanti con esperienza e la consapevolezza di essere riusciti a tramutare un atteggiamento culturale di mantenimento della tradizione in produzione di ricchezza per valorizzare e promuovere il territorio. E' da questo e dalle sue tradizioni che il prodotto tipico trae le radici della sua esistenza.
Conoscere ed apprezzare la cucina e i vini della provincia, veri e propri biglietti da visita per la Marca, offre la possibilità di immergersi in un'esperienza sensoriale genuina e preziosa. Quanto segue, dedicato a tutti coloro che desiderano avvicinarsi ai prodotti tipici della Marca, vuole incentivare proprio tale esperienza e rappresentare un'indicazione di massima dei 100 prodotti tipici della provincia di Treviso per facilitarne la loro scoperta anche attraverso il suggerimento di alcune ricette tradizionali e la segnalazione di manifestazioni locali che dimostrano come l'incontro paesano sia linfa per il mantenimento della tradizione e punto d'incontro culturale.
(Luca Zaia)

 

 

 

GLI ORTAGGIradicchio di treviso red cicory

L'ASPARAGO

Cimadolmo (Grave del Piave) e Morgano - Badoere sono le zone della provincia di Treviso a più spiccata vocazione produttiva viste le particolari caratteristiche del terreno e l'antica tradizione culturale.
L'asparago coltivato ai giorni nostri è frutto di una selezione delle varietà spontanee; quello bianco assume la sua particolare imbiancatura e delicatezza perché cresce in assenza di luce e in seno al terreno. L'asparago è un ortaggio originario dell'Europa Orientale, conosciuto anche da Egizi, Greci e Romani.In provincia di Treviso la sua coltivazione è praticata in maniera diffusa e documentata almeno dal periodo della dominazione veneziana e oggi è considerato un prodotto di lusso. Apprezzato per il gusto gradevole e delicato, per le proprietà diuretiche e per il basso contenuto calorico, è mineralizzante e sedativo del cuore.La produzione veneta si concentra soprattutto sull'asparago bianco e il 16% della produzione regionale proviene dalla provincia di Treviso, nella quale si sono diversificate alcune produzioni tipiche di asparago bianco o verde che prendono il nome della località di origine.

 

ASPARAGO BIANCO DI CIMADOLOMO

La zona di produzione è concentrata nel cuore della provincia di Treviso ed interessa i comuni di Breda di Piave, Cimadolmo, Fontanelle, Mareno di Piave, Maserada sul Piave, Oderzo, Ormelle, Ponte di Piave, San Polo di Piave, Santa Lucia di Piave, Vazzola. Solo per l'asparago proveniente da una particolare zona del comune di Cimadolmo è prevista la la menzione aggiuntiva 'Piave'. L'Asparago Bianco di Cimadolmo è coltivato su terreni sabbiosi-limosi, di origine alluvionale, permeabili e accuratamente drenati. Il clima temperato-umido favorisce il rapido accrescimento dell'asparago, consentendo l'ottenimento di turioni bianchi, teneri e privi di fibrosità.Per le sue caratteristiche visive e organolettiche fa parte di quelle nuove varietà di asparago che hanno soppiantato, nella provincia di produzione, varietà più tradizionali, come gli asparagi di Bassano.Nel 2001 ha ottenuto la I.G.P. dalla Comunità Europea, primo asparago in Europa a ricevere tale riconoscimento.

Come si produce
La coltivazione viene praticata nelle asparagiaie, strisce di terreno lunghe un centinaio di metri e larghe due. Il terreno destinato all'impianto viene preparato ad aratura leggera, preceduta o seguita da ripuntatura profonda. Si procede con la
Concimazione e per la produzione di turioni bianchi è inoltre necessario effettuare la pacciamatura con film di plastica nera, che permette un buon controllo delle infestanti anche senza interventi chimici. La difesa fitosanitaria per la produzione dell'Asparago Bianco di Cimadolmo si fonda sulle tecniche che riducono al minimo indispensabile gli interventi chimici. La raccolta inizia a partire dal terzo anno. I primi turioni si raccolgono intorno al 20 marzo e il periodo di raccolta si protrae per 15-20 giorni al terzo anno di impianto, per 40-60 dal quarto anno in poi. Entro le dodici ore successive alla raccolta, gli asparagi, consegnati in mazzi o alla rinfusa, vengono avviati al centro di lavorazione, dove vengono sottoposti ad opportuna refrigerazione.
L'Asparago Bianco di Cimadolmo si presenta di colore totalmente bianco, senza sfumature verdi neppure sulla punta; inoltre deve essere intero, esente da ammaccature ed impurità, privo di umidità eccessiva e odore o sapore estraneo. Molto importante l'etichettatura, dove la designazione dell'I.G.P. attesta la garanzia del prodotto e della zona di provenienza. La coltura nella zona presenta forti motivazioni economiche e sociali e ha ripercussioni ambientali positive grazie al basso utilizzo dei prodotti chimici.
Il conseguimento della I.G.P. è dimostrazione tangibile della particolarità di questo prodotto che si distingue da altri tipi di asparago bianco, con conseguente miglior riconoscimento da parte del consumatore.

ASPARAGO DEL SILE

 

L'area di produzione comprende nella provincia di Treviso i comuni di Casale sul Sile, Casier, Istrana, Morgano, Mogliano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Silea, Treviso, Vedelago, Zero Branco e alcuni comuni del veneziano e della provincia di Padova. Si estende quasi totalmente nel Parco Naturale Regionale del Fiume Sile.
La coltivazione dell'asparago in queste zone è piuttosto recente, ma sta assumendo delle caratteristiche tipiche legate alla particolare composizione del terreno. L'area di coltivazione è caratterizzata dall'abbondanza di acqua, non solo del Sile e delle sue famose risorgive ma anche di numerosi corsi d'acqua e canali artificiali, segno indelebile della regimazione idrica della Serenissima Repubblica.
Molti dei terreni in zona tipica sono il frutto della bonifica avvenuta per successive fasi nei primi decenni del Novecento. Nonostante la vicinanza della laguna, il clima risente fortemente della non lontana zona prealpina e può definirsi tipicamente 'padano' con estati calde, a tratti afose, e inverni con temperature anche abbondantemente sotto lo zero. Le caratteristiche e le tecniche di coltivazione sono simili a quelle dell'Asparago Bianco di Cimadolmo.
Sono previste le sole tipologie 'bianco' o ' verde' con l'esclusione di qualsiasi colorazione incompleta o parziale. Il prodotto viene commercializzato nel mercato regionale, nazionale e comunitario, in particolare in Germania. Presso la Regione Veneto è già stata depositata la domanda per il riconoscimento I.G.P. dell'asparago bianco e verde del Sile

PATATA DI ZERO BRANCO

La coltivazione è sviluppata nelle aree dei comuni di Zero Branco e Morgano (Badoere) e qui si è avviata soprattutto a partire dal dopoguerra.
La batata o patata dolce o patata di Santo Domingo, nota come 'patata americana', prodotta in queste zone, è di tipo allungato, caratterizzata da una particolare colorazione bianca, con polpa molto pastosa e farinosa, molto dolce al palato grazie alla particolare dotazione di zuccheri.
La selezione qualitativa è lasciata all'autonomia dell'agricoltore, che seleziona il meglio del prodotto, per il quale tutte le operazioni, dal trapianto delle piantine alla raccolta, sono fatte a mano. La coltura è praticamente biologica perché, tranne le concimazioni di base, non vengono utilizzati antiparassitari e diserbanti. Le aziende coinvolte sono una settantina e il principale canale commerciale è costituito dai mercati all'ingrosso di Bologna, Milano, Padova, Verona e Treviso.

FAGIOLO BORLOTTO NANO LEVADA

Il Fagiolo Borlotto Nano di Levada faceva parte della coltura agraria pedemontana già ad inizio secolo, quando veniva coltivato in file intercalari al mais oppure tra i filari dei vigneti.
La produzione è diffusa nei comuni di Pederobba, Cavaso del Tomba, Possagno, Cornuda e Crocetta del Montello.
Grazie alla fertilità dei terreni il ricorso a trattamenti chimici è minimo. E' ricco di proteine e fibre, povero di grassi; guadagna sempre più terreno anche nella dieta mediterranea. Per sostenerne la coltura è nata la Confraternita del fagiolo, dalla volontà di alcuni produttori locali che intendono promuovere e salvaguardare il Borlotto Nano Levada (denominazione esatta del prodotto).
Spesso il prodotto secco può essere confezionato e commercializzato in rustici sacchetti di juta del peso di un chilogrammo, mentre per la conservazione sono necessari locali non umidi e ben aerati

PATATA DEL MONTELLO

L'area di produzione è il Montello, collina del trevigiano, in particolare i comuni di Crocetta del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia, Volpago del Montello, Montebelluna, Biadene, Pederiva, Caonada, Venegazzù, Selva del Montello, Bavaria, Santa Croce, Santa Maria della Vittoria, Santi Angeli. La patata è arrivata in Italia dall'America nel 1535 e nel Montello è coltivata dal 1890. Viene coltivata con tecniche tradizionali, usando concime organico. Il terreno argilloso tiene a lungo l'umidità sufficiente alla maturazione e diventa secco a fine luglio, quando i tuberi diventano maturi e nel periodo seguente (circa 20 giorni) la buccia diventa resistente. I diserbanti chimici non sono usati, il trattamenti delle foglie sono a base di solfato di rame e calce contro gli attacchi di peronospora. Il prodotto è insaccato in sacchi di juta o nylon con pesature da 30, 15 e 5 chilogrammi. Sul retro è apposto un cartellino con il marchio della varietà, mentre per la lavorazione e la conservazione vengono utilizzati normali magazzini aziendali. La patata ha proprietà nutrizionali simili a quelle dei cereali, contiene amido, proteine nobili, vitamina C, vitamine del gruppo B, sali minerali. E' uno dei prodotti più noti e amati che compaiono sui nostri piatti; in passato è stata spesso ritenuta un alimento tipico delle tavole più modeste.. Solo di recente è stata rivalutata come merita. In cucina si presta a tutto: sostituisce molte pietanze e ne arricchisce altre. Gustosa e profumata, per la Patata del Montello è stata avviata la richiesta di certificazione I.G.P

PATATA DEL QUARTIER DEL PIAVE

La zona di produzione comprende le aree dei comuni di Vidor e Moriago della Battaglia, situati nella fertile piana della Sinistra Piave. Le varietà più diffuse sono Monnalisa, Spunta e Desirée (la patata rossa) La prima si è particolarmente sviluppata ed è adatta ai fritti, alla purea e agli gnocchi. I terreni presentano un primo strato attivo rossastro, detto ferretto, particolarmente ricco di potassio, sotto al quale vi è una forte presenza di sasso che agisce da prezioso 'volano termico', ai fini della coltivazione della patata. Questa caratteristica è ancora più importante se si pensa al clima freddo della zona. La produzione è concentrata in poche grandi aziende che, oltre ad esercitare l'attività commerciale principalmente sul posto di produzione, si stanno adoperando per ottenere il marchio D.O.P La produzione totale raggiunge ormai 1 15.000 q.li e la sua qualità è garantita dal marchio Patata del Quartier del Piave, ormai noto a livello nazionale. Già da qualche anno viene presentata a Palazzo Valdina della Camera dei Deputati nell'ambito della manifestazione "Roma e il fiore d'inverno", insieme al radicchio trevigiano; oltre al suo ruolo nei rinomati piatti tipici, se ne apprezza ora anche l'impiego nei piatti dolci, a base di cocco e cioccolato. Patata del Montello e Patata del Quartier del Piave rientrano a buon diritto nella lista dei sapori tradizionali e intoccabili della Marca.

PEPERONI DI ZERO BRANCO

peperone zerobrancoL'area di produzione è quella del comune di Zero Branco. L'originaria varietà coltivata in questa zona, il "Quadrato d'Asti", nel tempo ha subito modifiche migliorative fino ad ottenere le tipologie attualmente coltivate, tra le quali spicca l'alta qualità del "Pathos Giallo". Sono raccolti a mano insieme al loro picciolo. La loro qualità dipende dalla consistenza, dallo spessore della polpa, dal colore che deve essere giallo brillante, dalla forma regolare, dalla pezzatura e dal gusto che non deve essere piccante. Queste caratteristiche si esprimono al meglio nel peperone di Zero Branco, con soddisfazione dei consumatori. E' in assoluto l'ortaggio più ricco di vitamina C, è un ottimo antiossidante naturale, combatte i radicali liberi ed è utile nella prevenzione dei tumori e delle malattie coronariche.. Un tempo i peperoni di Zero Branco erano una fonte di reddito integrativo perché molto conosciuti ed apprezzati sul mercato milanese e tedesco. Negli ultimi anni la coltura è molto diminuita a causa di malattie, ma lo sviluppo di alcune cooperative tra produttori pare stia incrementando la produzione, anche perché la richiesta dell'ottimo peperone di Zero Branco non è mai venuta meno, proprio per l'elevata qualità di questo ortaggio. Che si presta anche a preparazioni gastronomiche di grande bontà ed interesse.

PISELLO DI BORSO DEL GRAPPA

Il 'Biso de Borso' è un prodotto locale, specifico della Comunità Montana del Grappa. Interessa solo il territorio del comune di Borso del Grappa. Si distingue per la sua dolcezza. Qualità e pregi vengono esaltati nel raccolto primaverile perché è in questo momento che i semi sono teneri e di sapore delicato. La coltivazione avviene con il metodo 'bio', ossia con la rotazione triennale, impiego di letame bovino, esclusione di concimi chimici o pesticidi, e la raccolta avviene da inizio a metà giugno. Le proprietà del terreno e del clima mite fanno sì che il legume abbia caratteri peculiari e maturi precocemente. Coltivato nella zona del Grappa a partire dal 1800, un tempo veniva portato ai vicini mercati di Asolo, Bassano e Crespano.
L'Associazione Bisicoltori ha per scopo la promozione della coltivazione e del consumo del 'Biso de Borso', e l'organizzazione della produzione e della commercializzazione. Poiché la domanda è mediamente superiore all'offerta, il prodotto viene solitamente prenotato all'azienda produttrice. Il suo valore alimentare deriva dal contenuto elevato di proteina grezza e dal buon equilibrio di aminoacidi indispensabili.

RADICCHIO TREVIGIANO

La magnifica 'triade' dei radicchi della provincia di Treviso è composta dai Radicchi Rosso tardivo e Rosso precoce di Treviso e dal Radicchio Variegato di Castelfranco.
Tutti, alle spalle hanno una storia agricola e socio-economica documentata che li rende unici nel panorama mondiale degli ortaggi.
A livello nazionale il Veneto è al primo posto nella produzione di radicchio in genere, e quelli di Treviso e Castelfranco sono imbattibili sul piano della qualità, collocandosi in una fascia di mercato medio-alta. Per la loro tutela e promozione è nato il Consorzio Radicchio di Treviso. Del 'fiore d'inverno' trevigiano si è parlato molto anche perché nel 1998 è stato inviato nello spazio nella missione dello Space Shuttle nell'ambito di un programma di sperimentazione per le future colture 'spaziali' voluto dalla Provincia di Treviso, dal Consorzio e dagli studenti dell'Istituto Tecnico 'J. Riccati' di Treviso.
Il Radicchio di Treviso è stato anche il primo prodotto alimentare ad essere promosso nel ristorante del Senato.
E' una pianta che necessita di terreni freschi, profondi, ben drenati e non eccessivamente ricchi di elementi nutritivi e che trova le migliori condizioni nelle estati fresche, con precipitazioni regolari, seguite da autunni asciutti con temperature notturne moderatamente basse.
Le tecniche di coltivazione devono essere sempre seguite con la massima cura. E' un ortaggio dalle proprietà depurative e diuretiche, toniche e lassative, facilita la digestione, ha un basso contenuto calorico e una buona percentuale di vitamine A e B2.
Di origine incerta, il radicchio appare in Italia nel XVI secolo in provincia di Treviso, ma se ne hanno notizie sicure solo a partire dalla seconda metà dell'800. La sua consacrazione si ebbe per opera dell'agronomo Giuseppe Benzi, il quale diede vita alla prima mostra del radicchio il 20 dicembre 1900, nella centrale Loggia DI Piazza dei Signori a Treviso. Per secoli è stato il cibo della povera gente, ma col tempo si è trasformato nel più ricercato e prelibato ortaggio invernale.

RADICCHIO ROSSO TARDIVO DI TREVISO

In provincia di Treviso è coltivato nei comuni di Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Istrana, Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco. Caratteristiche
Presenta germogli regolari, uniformi e compatti, foglie serrate e avvolgenti, cespo corredato di una porzione di radice a fittone perfettamente toilettata e di lunghezza proporzionale alla dimensione del cespo, comunque non superiore a 6 centimetri. Ha un lembo fogliare rosso vinoso intenso con nervature secondarie appena accennate; la nervatura principale è completamente bianca.
E' croccante nella consistenza ed il sapore è gradevolmente amarognolo; i cespi hanno un peso minimo di g. 100. Ne esistono due categorie di qualità: 'extra' e 'prima'.
Tecniche di produzione
Deve essere seminato entro il mese di luglio, mentre il trapianto deve avvenire entro il mese di agosto. La raccolta si effettua dal 1 novembre e comunque dopo che la coltura abbia subìto almeno due brinate, per favorire la colorazione rossa della pianta.
La tradizionale lavorazione post-raccolta si articola nelle fasi di pre-forzatura, di forzatura-imbianchimento, di toelettatura..
Nella prima si puliscono le piante raccolte riunite in mazzi di 20-30 unità o collocate in gabbie di plastica a fondo retinato o traforato. La seconda è l'operazione più importante perché consente di esaltare i pregi organolettici, merceologici ed estetici del radicchio. I cespi sono immersi verticalmente in vasche contenenti acqua risorgiva a 11° C. per un periodo massimo di 25 giorni; in questo modo vengono a formarsi nuove foglie (che in assenza di luce sono prive di pigmenti clorofilliani) color rosso intenso, le quali perdono di consistenza fibrosa e assumono croccantezza e sapore gradevolmente amarognolo.
I cespi vengono poi portati a 18-20° C. posti su materiali assorbenti affinché raggiungano la completa maturazione.
Con la terza fase, i cespi sono liberati dai lacci e dalle cassette, ripuliti dalle foglie deteriorate e lavati prima di essere confezionati in contenitori sigillati di legno, plastica o cartone.

RADICCHI ROSSO PRECOCE DI TREVISO I.G.P. La produzione coinvolge i comuni di: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Monastier, Morgano, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X°, Roncade, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zenson di Piave, Zero Branco.

Caratteristiche
Presenta un cespo voluminoso allungato, ben chiuso, corredato da modesta porzione di radice, foglie caratterizzate da una nervatura principale bianca molto accentuata che si dirama in numerose penninervie nel rosso intenso dello sviluppato lembo fogliare.
Ha sapore leggermente amarognolo ed una consistenza mediamente croccante. I cespi hanno un peso minimo di g. 150, lunghezza (senza radice) di 18-25 centimetri.
Tecniche di produzione
Analogamente a quello tardivo, deve essere seminato entro il mese di luglio, e il trapianto deve avvenire entro il mese di agosto. La raccolta si effettua dal 1 settembre. La lavorazione post-raccolta si articola anch'essa in una serie di fasi. Nella prima, i cespi sono liberati dalla eventuale legatura e le foglie esterne prive dei requisiti minimi vengono asportate. Successivamente si effettua la toelettatura del colletto e del fittone. In una seconda fase il radicchio viene posto in grandi recipienti colmi di acqua corrente, lavato e le foglie prive dei requisiti di qualità rimaste vengono eliminate. A questo punto è pronto per essere confezionato in contenitori sigillati di legno, plastica o cartone.

RADICCHIO VARIEGATO DI CASTELFRANCO I.G.P.

La zona di produzione comprende i comuni di: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X°, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco.
Caratteristiche
Il cespo del radicchio variegato ha forma bella e colori splendidi; presenta un primo giro di foglie piatte, un secondo un po' più sollevato, un terzo ancora più inclinato e così via, fino al cuore. Le foglie sono spesse e frastagliate, la superficie ondulata, la forma rotondeggiante.
Il loro colore è bianco-crema con variegature, distribuite su tutta la pagina fogliare, che vanno dal viola chiaro al rosso violaceo, al rosso vivo. Il sapore varia dal dolce al gradevolmente amarognolo molto delicato. I suoi cespi hanno un peso minimo di g. 100 ed un diametro minimo di 15 centimetri.
Tecniche di produzione
La semina deve essere effettuata dal 1 giugno al 15 agosto; il trapianto dal 15 giugno al 31 agosto. La raccolta comincia il 20 settembre. La lavorazione post-raccolta si articola in tre fasi: nella pre-forzatura si puliscono le piante raccolte che vengono poste in gabbie di plastica con fondo retinato. Nella forzatura-imbianchimento vengono esaltati i pregi organolettici, merceologici ed estetici del radicchio. I cespi sono immersi verticalmente in vasche contenenti acqua risorgiva a 11° C. per un periodo di 20 giorni oppure collocati in magazzini, serre, tunnel o direttamente in pieno campo, purché venga garantito il giusto grado di umidità e calore alle piante; in questo modo le nuove foglie, che in assenza di luce sono prive o quasi di pigmenti clorofilliani, mettono in evidenza la variegatura sullo sfondo della lamina fogliare, perdono consistenza fibrosa, assumono croccantezza ed un sapore gradevolmente amarognolo. I cespi vengono poi portati a 18° C: su materiali assorbenti affinché raggiungano la completa maturazione. Nella toelettatura i cespi vengono liberati dai lacci e dalle cassette, ripulita dalle foglie deteriorate e lavati prima di essere confezionati in contenitori sigillati di legno, plastica o cartone.

RADICCHIO VERDOLINO O VERDON

I comuni coinvolti nella produzione sono: Casale sul Sile, Casier, Istrana, Monastier, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso Roncade, San Biagio di Callalta, Treviso, Zero Branco.
Caratteristiche
E' una pianta abbastanza rustica, con forma a rosetta, dal colore generale verde intenso e cuore dal colore verde-giallo, del diametro totale di circa 7-8 centimetri. Il cespo nella parte centrale della rosetta forma un piccolo grumolo di media consistenza.
Tecniche di produzione
Viene seminato in settembre, successivamente si attua un diserbo ed alcune irrigazioni in base al clima stagionale. In settembre ed ottobre si pratica un taglio di tutta la parte aerea per contenere la vegetazione ed ottenere la formazione di un nuovo cuore. Se l'inverno è particolarmente rigido, il prodotto viene coperto in campo per farlo maturare ed aumentarne la croccantezza. La raccolta si svolge a mano dai primi di dicembre a fine marzo, utilizzando un coltello a lama corta. Portato in azienda, è sottoposto a toelettatura e pulizia delle foglie esterne più rovinate, lavato in acqua corrente e confezionato alla rinfusa in casse di circa 4-5 chilogrammi.
Attualmente il prodotto è commercializzato solo fresco e consumato crudo in insalata. Il 'Verdòn', oggi utilizzato quasi sempre come contorno, un tempo era una delle basi alimentari del mondo rurale locale tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera.

I FUNGHI COLTIVATI

Gli impianti per la coltivazione sono concentrati nei comuni di Carbonera, Istrana, Moriago della Battaglia, Paese, Pederobba, Trevignano, Vedelago. L'avvio della coltivazione nella provincia di Treviso avvenne negli anni '60 ad opera di alcuni imprenditori pionieri che operavano nelle zone del Montello. Oggi la Marca ricopre un posizione di spicco nel settore, producendo circa il 22% del totale nazionale.
Caratteristiche
Tra i funghi coltivati nella provincia di Treviso, il più diffuso è il Prataiolo o Champignon, seguito dal Pleuroto, in veneto 'Sbrisa' e dal Piopparello.
Il Prataiolo è di medio-grandi dimensioni, il cappello è biancastro, il gambo è sodo, pieno, bianco e provvisto di un anello semplice, che scompare abbastanza presto. Le lamelle giovani sono rosa, mentre i cappelli più vecchi hanno già lamelle bruno-nerastre e distribuiscono spore nero-violette; per questo è preferibile consumare gli esmplari più giovani.
Il contenuto proteico dei funghi supera quello di patate e spinaci, con una quantità elevata di aminoacidi essenziali e forniscono sali minerali come potassio e fosforo. Danno un basso apporto calorico e sono ricchi di fibra.
Tecniche di coltivazione
I locali per la coltivazione sono costruzioni in muratura o in pannelli isolanti. Raffinati impianti di condizionamento permettono di ottimizzare temperatura, umidità, concentrazione di ossigeno e anidride carbonica. Le fasi di lavorazione sono: ricambio periodico del substrato; sterilizzazione dei locali; fermentazione e pastorizzazione del substrato; inoculazione del micelio; incubazione; produzione; raccolta ed immissione in consumo.

TARTUFO Le aree tartuficole in provincia di Treviso sono limitate ed interessano i comuni che confinano con la provincia di Vicenza fino a Maser, e con quella di Venezia, da Mogliano Veneto a Povegliano. L'interesse per questa coltura in Veneto sta aumentando ed è cresciuto il numero di operatori del settore commerciale e della ristorazione. La specie di tartufo rinvenuta frequentemente nella Marca è il Tuber brumale o tartufo nero d'inverno che si adatta alle condizioni pedo-climatiche del trevigiano ed è situato soprattutto nei parchi, nei giardini e lungo i viali sotto i tigli. Viene considerato una sorta di 'carne vegetale' per il contenuto di proteine, importanti aminoacidi e sali minerali.
 

 

 

 

 

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